L’amore è cieco Italia, ma il maschio alfa lo vediamo benissimo

UncategorizedDicembre 8, 2025

Abbiamo guardato le dieci puntate disponibili su Netflix della versione italiana di L’amore è cieco, dopo aver divorato, ovviamente per dovere antropologico e per puro intrattenimento, tutte le edizioni degli altri paesi. E la sensazione è chiara: stavolta non scopriamo nulla di nuovo. Il maschio alfa all’italiana in alcuni casi si è palesato ed è esattamente dove ci aspettiamo che sia. E soprattutto: fa esattamente quello che ci aspettiamo che faccia.

Il format resta quello che conosciamo: ci si innamora senza vedersi, ci si fidanza in un cubo acustico a tempo record e poi ci si ritrova a gestire la vita vera, le famiglie, la convivenza, il frigorifero, i silenzi, le ansie, le battute sbagliate. Anche la versione italiana, per alcune coppie, sceglie di spingere sul conflitto urlato e sull’emotività ordinaria: pianti negli appartamenti a volte come flashback, confessionali in punta di voce, carezze esibite e fragilità sparse. Eppure, anche quando cambia l’atmosfera, certe dinamiche restano immutabili. Il maschio alfa del nostro immaginario nazionale continua a muoversi e a ruotare attorno alla validazione, alla performance, al controllo del territorio emotivo. E sì, la serie ce lo riconsegna proprio così: riconoscibile, prevedibile, rassicurante nella sua ripetitività. Un classico evergreen italiano, come il caffè ristretto o il calcio la domenica.

Ma non è tutto grigio, anzi. Ci siamo affezionate a diversi personaggi e, in particolare, L’amore è cieco: Italia ha due presenze che ci hanno conquistato senza esitazioni.

La prima è Giorgia P., che entra nel format con una determinazione che non scavalca mai la dolcezza. Una ragazza capace di tenere la rotta anche quando la nave burla onde emotive un po’ troppo alte, concreta senza essere dura, accogliente senza essere remissiva. La guardi e pensi: finalmente qualcuno che non confonde l’intensità con la tempestività, la sensibilità con la debolezza.

La seconda è Alessandro B., il bravo ragazzo che vorremmo avere tuttə. Quello che parla senza sgomitare, ascolta senza strategia, rispetta senza sentirsi eroico. La normalità, quella bella, quella solida, quella che non fa rumore, diventa improvvisamente rivoluzionaria in un format costruito sulla competizione sentimentale. Alessandro è il personaggio che non ci si aspetta ma che si finisce per proteggere, come la speranza che le cose semplici possano ancora funzionare.

Questa edizione italiana, insomma, conferma quello che il franchise globale ci ha sempre raccontato: l’esperimento sociale è un pretesto, la realtà è negli archetipi. E l’archetipo italiano del maschio alfa, anche quando è chiuso in un pod, non riesce a smettere di essere se stesso. Per fortuna, nel cast ci sono anche figure che ribaltano gli schemi senza farne una bandiera.

Continueremo a guardare? Certo. Lo adoriamo come format perché, come sempre, L’amore è cieco, come antropologia pop è una lente potentissima. E noi di Zazibou davanti alla natura umana non battiamo ciglio: la zoomiamo.

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