
Ieri eravamo alla Notte della Taranta. Per noi è stato il primo Concertone vissuto da vicino e, sia chiaro, non siamo nessuno per distribuire pagelle, assegnare voti o metterci a fare i professori della pizzica. Un giudizio generale, però, possiamo esprimerlo: la ventinovesima edizione ci è piaciuta. E anche tanto.
Il voto, se proprio dobbiamo darne uno, è sicuramente positivo. Prima di tutto per Ermal Meta. Dal palco si è percepito il lavoro compiuto durante questi mesi, lo studio, la cura riservata ai brani e il rispetto con cui si è avvicinato alla tradizione musicale salentina. La sua direzione ha dato al Concertone un carattere preciso, mediterraneo e popolare, costruendo un dialogo riuscito tra radici e contaminazioni.
Poi Levante, protagonista di uno dei momenti più belli della serata. La sua interpretazione di Beddha ci dormi entra, secondo noi, tra le più intense ascoltate nella storia recente del Concertone: elegante, personale, magnetica, senza perdere il legame con il brano originale.
Ci è piaciuto anche l’entusiasmo di Alessandra Amoroso, arrivata sul palco con l’energia di chi quella terra la conosce e la porta addosso. Ci è piaciuta l’Orchestra Popolare, ancora una volta cuore pulsante dell’intera manifestazione. E ci è piaciuta Enza Pagliara, in perfetta forma, con una voce e una presenza che continuano a rappresentare una delle espressioni più autentiche della musica popolare salentina.
La Notte della Taranta resta un appuntamento enorme, esposto inevitabilmente a giudizi, confronti e nostalgie per le edizioni passate. Vista dal pratone di Melpignano, però, rimane soprattutto una festa collettiva: una piazza che canta, balla e riconosce una parte della propria storia.
Zazibù c’era. E dal suo primo Concertone torna a casa con un giudizio piuttosto chiaro: anche quest’anno Melpignano è promosso.

Dalla tribou di Zazibou






