
Viviamo in un’epoca in cui la cultura è spesso messa in secondo piano, considerata un lusso o, peggio, qualcosa di inutile. Frasi come “Con la cultura non si mangia” o “Meglio lavorare che perdere tempo con i libri” spuntano come funghi in discussioni che, paradossalmente, dimostrano proprio il contrario: che la cultura conta, eccome.
Partiamo da un dato di fatto: la cultura è ovunque. Non è solo nei musei, nei libri o nei teatri, ma è nei modi di dire, nelle tradizioni, nelle innovazioni tecnologiche e, soprattutto, nelle idee. La cultura è il terreno su cui poggiano le nostre scelte, i nostri valori, persino le nostre economie. Eppure, sembra che molti vedano la cultura come un ornamento, un lusso da permettersi solo quando tutto il resto è a posto. Ma è davvero così?
Guardiamo più da vicino. Quando si dice che la cultura non paga, si dimentica che ogni settore produttivo poggia su conoscenze acquisite, sviluppate e tramandate. Senza cultura, non esisterebbero né il design né l’architettura, né la gastronomia di qualità né le tecnologie che usiamo ogni giorno. Ogni volta che scegliamo un film da guardare, un libro da leggere o una destinazione turistica, stiamo attingendo a un patrimonio culturale che è il risultato di secoli di evoluzione. Eppure, continuiamo a sottovalutare il valore di tutto questo.
La cultura è anche scontro, nel senso più positivo del termine. È il luogo in cui le idee si incontrano e si confrontano, dando vita a qualcosa di nuovo. Senza confronto, senza dialogo, si ristagna. E ristagnare è il preludio al declino. Pensiamo a quante rivoluzioni culturali hanno cambiato il mondo: dal Rinascimento alla rivoluzione digitale, ogni passo avanti è stato il risultato di un mix di sapere, creatività e discussione.
Allora, perché questa svalutazione? Forse perché la cultura non si misura facilmente. Non ha un costo orario o una scadenza. Non è un prodotto che si consuma e si butta. La cultura è un investimento a lungo termine, i cui frutti spesso non si vedono subito, ma sono destinati a durare. Ed è proprio questa la sua forza: ci rende più critici, più consapevoli, più umani.
Quindi, quando qualcuno dice che la cultura non è importante, fermiamoci un attimo e chiediamoci: cosa sarebbe il mondo senza di essa? La risposta è semplice: sarebbe più povero, più chiuso, più spento. E noi non vogliamo un mondo così.
La prossima volta che sentite una frase come “Con la cultura non si mangia”, ricordatevi che è proprio grazie alla cultura che possiamo discutere, immaginare e costruire un presente migliore.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.