
Oggi abbiamo il piacere di chiacchierare con Cosimo Santoro, di Massafra (TA), già programmatore di festival, figura conosciuta nel panorama del cinema indipendente a livello internazionale, noto per il suo ruolo di distributore e produttore con The Open Reel. Tra festival internazionali, scoperte di talenti ed evoluzione del mercato cinematografico, la sua esperienza offre uno sguardo privilegiato su un mondo in costante movimento.
Tra le sue ultime produzioni il cortometraggio “Erion”, che ha visto la sua prima mondiale al Raindance Film Festival di Londra dal 18 al 27 giugno, diretto Marius Gabriel Stancu.
Sei una figura molto attiva nel mondo del cinema indipendente. Come hai iniziato e cosa ti ha spinto a dedicarti al cinema?
Il cinema è sempre stato soprattutto una passione per me. Non so bene come sia nata, ma ricordo che, verso la metà degli anni Ottanta, mi ritrovai a guardare film in televisione, ad andare al cinema con i miei genitori, e a desiderare di vederne sempre di più. Cercavo notizie ovunque, restavo sveglio la notte di nascosto per vedere film d’autore sicuramente non adatti alla mia età. È stato quindi naturale, al momento di scegliere l’università, iscrivermi a Lettere con indirizzo Storia e Critica del Cinema, a Torino – città del cinema per eccellenza – dove ho avuto il privilegio di studiare con Gianni Rondolino. Lo ringrazio sempre: tutto ciò che so di cinema, lo devo alle sue lezioni.
The Open Reel è un nome che risuona spesso nella distribuzione e produzione di film indipendenti. Qual è la missione principale del progetto e in cosa si differenzia rispetto al panorama attuale?
Credo che la differenza la faccia sempre la passione. In teoria, un’agenzia come The Open Reel dovrebbe occuparsi di gestione dei diritti cinematografici e costruire un percorso ai film per cui lavora, seguendo i trend di mercato e scegliendo titoli “sicuri”. Ma noi, essendo indipendenti, possiamo permetterci un approccio più libero. Le nostre scelte sono spesso dettate da una spinta personale: ci innamoriamo di un film, ne riconosciamo l’autenticità, e decidiamo di sostenerlo anche se ha un valore commerciale limitato. Alla fine non si tratta solo di business, ma di passione applicata.
Viaggi molto tra festival internazionali: come vedi il cinema italiano rispetto a ciò che si produce all’estero?
Nel cinema indipendente italiano ci sono professionisti molto validi e un ricco vivaio di giovani autori talentuosi. Tuttavia, le regole produttive rigide e le logiche di sistema rischiano di soffocare molte idee e progetti. All’estero, dove ci sono più strutture e una maggiore attenzione alle nuove generazioni, manca purtroppo una percezione chiara di ciò che viene prodotto in Italia. Ed è un peccato, perché molte cose valide semplicemente non riescono ad emergere.
Hai un occhio particolare per i nuovi talenti. C’è qualche regista che hai “scoperto” e di cui sei particolarmente orgoglioso?
Sì, ce ne sono diversi. Penso a Damien Manivel, autore francese con cui lavoro dagli esordi, i cui film sono stati presentati a Cannes, Venezia, Locarno, San Sebastian. Oppure a Simone Bozzelli, una delle promesse del cinema italiano, che ha esordito al lungometraggio con Patagonia dopo aver vinto la Settimana della Critica a Venezia con il corto J’ador. E poi i brasiliani Rafaela Camelo e Daniel Nolasco, o il romeno Vasile Todinca, che ha iniziato come assistente di Radu Jude e con cui siamo stati all’ultimo Festival di Cannes.
Parliamo del cortometraggio “Erion”, diretto da Marius Gabriel Stancu e da te prodotto, che avrà la sua prima mondiale al Raindance Film Festival di Londra. Che emozione è portare una produzione pugliese su un palcoscenico così prestigioso?
Credo che il Raindance sia il contesto perfetto per un film come Erion, che è stato quasi totalmente autoprodotto. Il supporto ricevuto da Apulia Film Commission, dal Fondo Sardegna Location Scouting e dalla Banca di Bari e Taranto è stato importante, ma resta un’opera indipendente, coerente con lo spirito del festival. Raindance non è solo una vetrina, ma anche uno spazio che accompagna autori e produttori con attività durante tutto l’anno.

Nel cast di “Erion” troviamo due giovani e promettenti attori: Vincenzo Crea e Claudio Segaluscio. Com’è stato lavorare con loro?
Sono entrambi tra i migliori giovani attori in circolazione. Vincenzo aveva colpito Marius non solo per Tutto chiede salvezza, ma anche per altri ruoli cinematografici. Claudio invece lo conosciamo da anni: è stato protagonista del primo corto di Marius, È solo nella mia testa (2020). Entrambi hanno saputo restituire con intensità la complessità e la diversità dei personaggi di Christian ed Erion.
E riguardo agli altri interpreti pugliesi?
Giovanna Rito, Giovanni Filannino, Francesco Casulli e Leonardo Resta hanno ruoli minori, ma significativi. Giovanni, ad esempio, interpreta Christian da adulto in una breve ma importante apparizione. Hanno contribuito a restituire un senso di completezza alla storia.
“Erion” è stato girato tra Contrada Marinella, Marina di Ginosa, Chiatona e Massafra, ed è ambientato nei primi anni Duemila. Quanto è stato importante il contesto pugliese?
Il contesto è fondamentale. La storia si concentra sul ricordo di una relazione sentimentale, ma è evidente che i personaggi sono figli del tempo e del territorio in cui sono cresciuti. Le tematiche dell’integrazione e dell’identità culturale emergono anche attraverso i luoghi e i personaggi secondari, che diventano tasselli importanti di un racconto più ampio.

Sono Antonietta Caragnano, ma chiamatemi Anto. Un’anima con la Puglia nel DNA e il mondo nel cuore, sempre pronta a scoprire e raccontare. Appassionata di natura, viaggi (“una dal trolley facile”!) e di tutto ciò che nutre corpo e spirito: cibo, vino, arte, sapere, incontri e racconti. Ho una formazione classica, studi in giurisprudenza, e un interesse spiccato per la lettura e la scrittura, da sempre mie complici nel fantasticare e sognare. Ho avuto il piacere di immergermi nel mondo del turismo, occupandomi, in tempi non sospetti, di curare le experience che rendevano indimenticabili i viaggi per chi scopriva il nostro paese. Dopo anni trascorsi a organizzare eventi e a tessere trame di comunicazione in giro per l’Italia, eccomi qui, come una figliola prodiga, di nuovo a Lecce.
Qui su Zazibou, mi dedico a scrivere storie e a condividere un po’ del mio mondo vagabondo, rientrata per ora a casa ma con un occhio sempre all’orizzonte. Chissà cosa ci riserva il futuro!