Capitale italiana della cultura 2028: dieci città finaliste e una visione che guarda al futuro

CULTURAGennaio 20, 2026

La corsa verso Capitale italiana della cultura 2028 entra nel vivo. Il Ministero della Cultura ha ufficializzato i dieci progetti finalisti selezionati dalla Giuria nominata con decreto ministeriale n. 472 del 2 dicembre 2025, nell’ambito del bando emanato ad aprile 2025. Un passaggio decisivo per un riconoscimento che, negli ultimi anni, si è confermato come uno degli strumenti più incisivi delle politiche culturali nazionali, capace di incidere in profondità sui territori, sul loro sviluppo e sulla qualità della vita delle comunità.

A contendersi il titolo saranno Anagni, Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia. Dieci città molto diverse per dimensioni, storia e collocazione geografica, accomunate però da una visione che riconosce nella cultura un motore di trasformazione, coesione sociale e rigenerazione urbana.

I progetti finalisti restituiscono un panorama ampio e articolato dell’Italia culturale contemporanea: dai grandi centri urbani alle realtà medio-piccole, dai territori interni alle città costiere, emerge un’idea di cultura come infrastruttura strategica, capace di connettere patrimonio, innovazione, partecipazione e futuro. I titoli stessi dei dossier raccontano questa tensione: Radici al futuro, La cultura è volo, I sentieri della bellezza, L’Appia dei popoli, Questo adesso. Parole chiave che parlano di identità, movimento, apertura, relazione.

Il prossimo appuntamento cruciale saranno le audizioni pubbliche, in programma giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026 presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura. Ogni città avrà a disposizione sessanta minuti per presentare il proprio progetto: trenta dedicati all’illustrazione del dossier e trenta al confronto diretto con la Giuria. Un momento di grande trasparenza e partecipazione, come previsto dal bando, che sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Ministero, consentendo a cittadini, operatori culturali e amministratori di seguire da vicino il percorso di selezione.

Il titolo di Capitale italiana della cultura non è solo un riconoscimento simbolico. Negli anni ha dimostrato di essere un vero e proprio acceleratore di processi: rafforza le reti territoriali, attiva investimenti pubblici e privati, aumenta l’attrattività turistica, ma soprattutto lascia in eredità progettualità, competenze e una nuova consapevolezza del ruolo della cultura come bene comune. Non si tratta soltanto di un anno di eventi, ma di una visione di medio-lungo periodo che incide sulle politiche urbane, educative e sociali.

In questo senso, la selezione dei finalisti per il 2028 conferma la maturità crescente del percorso avviato dal Ministero: le città candidate non si limitano più a “mettere in vetrina” il proprio patrimonio, ma propongono modelli di sviluppo culturale integrato, spesso costruiti attraverso processi partecipativi e una forte attenzione all’impatto sul territorio.

Ora la parola passa alle audizioni. Da lì emergerà la città che nel 2028 rappresenterà l’Italia come laboratorio culturale diffuso, ma il percorso avviato, per tutte le finaliste, è già di per sé un segnale forte: la cultura continua a essere uno degli spazi più fertili in cui immaginare il futuro del Paese.

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