
Ci sono notizie che leggi distrattamente mentre scorri il feed dello smartphone, e poi ci sono notizie che ti fermano il respiro. Quando ho letto che Skyscanner ha inserito Mottola nell’elenco dei venti paesi più belli d’Italia per il 2026, come unica rappresentante della Puglia, ho sentito un colpo al cuore.
Non ho potuto fare a meno di sedermi e scrivere. È stato un impulso irrefrenabile, un dovere verso la mia storia, come se le mie dita dovessero rendere omaggio a quelle pietre bianche che hanno vista trascorrere là le mie vacanze.
Per me Mottola non è una meta da recensire su un portale di viaggi; è il luogo delle mie estati memorabili. Sono i riti delle festività religiose che, visti con gli occhi di una bambina di pochi anni, avevano il sapore dell’incanto, della meraviglia e del mistero. Processioni, luci, suoni che sono rimasti impressi a fuoco nella mente e nel cuore.
Ricordo le tavolate infinite: 20, forse 25 persone. C’erano gli zii, i cugini, tutti richiamati da una forza invisibile verso la casa dei nonni, lì nel centro del paese, quel palazzotto che aveva visto tante vite. Era il rito del ritorno, il piacere di stare insieme, di mangiare e giocare in giornate che oggi tornano a trovarmi con una gioia mista a una nostalgia dolcissima.
E poi la “Schiavonia”. Quel labirinto di vicoli stretti, quei budelli di case e chianche dove noi bambini giocavamo a non perderci. Ma come facevi a perderti davvero, se ogni muro bianco ti parlava? L’aria era piena del profumo del sugo che sobbolliva per ore, l’odore inconfondibile della frittura delle polpette che usciva dalle finestre socchiuse. Era un abbraccio sensoriale che ti diceva, in ogni momento: “Sei a casa”.
Questo premio a Mottola mi riempie di un orgoglio profondo, quasi fisico. Perché celebra la bellezza della “Spia dello Ionio” dall’alto dei suoi 387 metri, e per me celebra soprattutto le radici. Quelle vere, profonde, che ci tengono ancorati al suolo ben saldi, permettendoci di sfidare qualsiasi vento senza cadere mai.
Mottola oggi è sulla bocca di tutti per la sua “Cappella Sistina” rupestre e il suo bianco abbagliante. Io, semplicemente, sorrido e penso a quella bambina che correva tra i vicoli col profumo di sugo nei polmoni. Brava Mottola! Il mio cuore da quelle stradine, non se n’è mai andato davvero.
E allora, il mio invito per voi è questo: non andate a Mottola solo per vedere un borgo premiato o per scattare una foto da cartolina. Andateci per perdervi. Lasciatevi guidare dal vento tra le vie, cercate il riverbero del mare all’orizzonte e ascoltate il silenzio dei vicoli che profumano di vita vera.

Sono Antonietta Caragnano, ma chiamatemi Anto. Un’anima con la Puglia nel DNA e il mondo nel cuore, sempre pronta a scoprire e raccontare. Appassionata di natura, viaggi (“una dal trolley facile”!) e di tutto ciò che nutre corpo e spirito: cibo, vino, arte, sapere, incontri e racconti. Ho una formazione classica, studi in giurisprudenza, e un interesse spiccato per la lettura e la scrittura, da sempre mie complici nel fantasticare e sognare. Ho avuto il piacere di immergermi nel mondo del turismo, occupandomi, in tempi non sospetti, di curare le experience che rendevano indimenticabili i viaggi per chi scopriva il nostro paese. Dopo anni trascorsi a organizzare eventi e a tessere trame di comunicazione in giro per l’Italia, eccomi qui, come una figliola prodiga, di nuovo a Lecce.
Qui su Zazibou, mi dedico a scrivere storie e a condividere un po’ del mio mondo vagabondo, rientrata per ora a casa ma con un occhio sempre all’orizzonte. Chissà cosa ci riserva il futuro!