
Se il 2024 ci ha insegnato il rispetto (o almeno ci ha provato), il 2025 ha deciso di alzare l’asticella. La Treccani ha parlato chiaro: la parola dell’anno è stata FIDUCIA.
Ma prima di alzare gli occhi al cielo e pensare che sia l’ennesimo slogan motivazionale da tazza della colazione, fermiamoci un secondo a riflettere. In un mondo che sembra un feed di notizie catastrofiche in loop, scegliere la fiducia è un atto di puro punk. Non è un sentimento zuccheroso, è un’architettura invisibile che ci permette di non barricarci in casa ogni mattina. La fiducia è il “patto” che sottoscriviamo ogni volta che compriamo un biglietto per un concerto all’aperto, sperando che non piova, mandiamo un messaggio a qualcuno, accettando il rischio di un visualizzato senza risposta, ogni volta che crediamo che l’arte possa ancora curare i nostri piccoli e grandi traumi quotidiani.
La fiducia nella Vita
Spesso la chiamiamo speranza, ma la fiducia nella Vita è più viscerale. È la convinzione che, nonostante il caos e le tragedie esista una trama, un senso o semplicemente una spinta biologica che tende verso la conservazione e l’evoluzione. Se i nostri antenati non avessero avuto fiducia nel fatto che dopo l’inverno torna sempre la primavera, non avrebbero mai seminato i campi. In un’epoca di crisi climatica, di guerre e incertezze, la fiducia nella Vita è l’unico carburante che ci permette di investire nel lungo termine, di fare figli, di piantare alberi di cui non vedremo l’ombra. Se oggi respiriamo ancora, è perché miliardi di persone, ogni secondo, decidono inconsciamente di fidarsi del fatto che il guidatore nell’altra corsia non sterzerà all’improvviso, che l’acqua del rubinetto non sia avvelenata e che domani il Sole sorgerà di nuovo.
La fiducia è come l’ossigeno, appunto; ti accorgi che esiste solo quando inizia a mancare. La verità è che la fiducia non è un calcolo delle probabilità, ma un atto di rivoluzione poetica. È la scommessa più folle e intelligente che l’essere umano abbia mai inventato: sapere che il tradimento è possibile, eppure scegliere l’apertura.
Il mio augurio per questo passaggio dal 2025 al 2026.
Che possiate avere il coraggio di essere “disarmati”. Non per ingenuità, ma per superiorità morale. Vi auguro di trovare quella fiducia che non aspetta garanzie per concedersi, quella che sa abitare l’incertezza, come la fiducia di un bambino che si rialza ogni volta che cade quando sta imparando a camminare.
Che possiate fidarvi del vostro istinto, dell’altro quando vi tende la mano senza un contratto, e della Vita, che nonostante i suoi inverni, non ha mai smesso di prepararvi una primavera.
Buon viaggio verso il 2026!

Sono Antonietta Caragnano, ma chiamatemi Anto. Un’anima con la Puglia nel DNA e il mondo nel cuore, sempre pronta a scoprire e raccontare. Appassionata di natura, viaggi (“una dal trolley facile”!) e di tutto ciò che nutre corpo e spirito: cibo, vino, arte, sapere, incontri e racconti. Ho una formazione classica, studi in giurisprudenza, e un interesse spiccato per la lettura e la scrittura, da sempre mie complici nel fantasticare e sognare. Ho avuto il piacere di immergermi nel mondo del turismo, occupandomi, in tempi non sospetti, di curare le experience che rendevano indimenticabili i viaggi per chi scopriva il nostro paese. Dopo anni trascorsi a organizzare eventi e a tessere trame di comunicazione in giro per l’Italia, eccomi qui, come una figliola prodiga, di nuovo a Lecce.
Qui su Zazibou, mi dedico a scrivere storie e a condividere un po’ del mio mondo vagabondo, rientrata per ora a casa ma con un occhio sempre all’orizzonte. Chissà cosa ci riserva il futuro!