
Sanremo 2026 si avvicina, e come da tradizione nazionale più radicata del pranzo della domenica, l’annuncio dei Big è diventato un rito collettivo: un misto di stupore, déjà-vu, “ma davvero?” e “ah però”.
Quest’anno, però, la lista sembra un esperimento sociale: una specie di cosa succede se premi tutti i pulsanti dell’ascensore dei generi musicali contemporanei.
In apertura c’è Tommaso Paradiso, che a Sanremo potrebbe salire sul palco anche recitando il menù di un bar e funzionerebbe comunque. Accanto a lui, Raf, che torna come certe stelle comete: rare, luminose e accolte con un “ci voleva”.
Qui brillano Fulminacci (il più felice di trovarsi sempre dove non sembra), Ditonellapiaga (la certezza che almeno una performance sarà davvero cool), e Serena Brancale, che porta finalmente al Festival quel jazz-pop che tutti fingono di capire.
Sanremo 2026 crede profondamente nelle coppie: Fedez & Masini, che è la collaborazione che nessuno aveva previsto ma che improvvisamente sembra necessaria all’equilibrio cosmico. LDA & Aka 7even, che ufficialmente inaugurano la categoria “Amici Extended Universe” e Maria Antonietta & Colombre, per il pubblico che ascolta la musica con le luci basse e il cuore aperto a eventuali sofferenze sentimentali.
C’è Patty Pravo, per ricordarci che il tempo è un concetto relativo e che lei vive in un perenne fusorario glamour.
Elettra Lamborghini torna, portando come sempre l’energia di chi entra in una stanza e la stanza si mette automaticamente a twerkare. Bambole di Pezza: il revival punk-pop che forse non sapevamo di voler vedere, ma ora sì. J-Ax: perché Sanremo non è Sanremo se almeno un rapper storico non prova a far commuovere l’Ariston con un ritornello cantato.
Ermal Meta, Michele Bravi, Levante, Mara Sattei: la linea melodica, la lacrima calibrata, la capacità di cantare sentimenti complessi come se fossero semplici e viceversa. E noi, team Levante sempre e per sempre.
Nayt, a dimostrazione che il rap d’autore può vivere anche sotto l’occhio giudicante del pubblico del Teatro Ariston e Dargen D’Amico, che potrebbe presentarsi vestito da fiocco di neve e sarebbe comunque perfetto. Ci piace, sempre.
Samurai Jay, Sayf, Tredici Pietro, Sal Da Vinci (un evergreen locale che diventa nazionale), Eddie Brock che non è Venom ma quasi: comunque un nome che merita già un premio per l’effetto wow.
Malika Ayane e Arisa, due voci che potrebbero cantare il regolamento del televoto e farne un classico.
Francesco Renga, che colleziona partecipazioni come figurine Panini, ma ogni volta è un po’ la certezza di casa. Enrico Nigiotti, che scrive canzoni come note a margine della vita.
La lista dei Big di Sanremo 2026 sembra un bazar musicale dove tutti i generi hanno una bancarella. C’è la nostalgia, c’è la novità, c’è l’improbabile e c’è l’inevitabile. È un festival che promette di accontentare tutti e quindi scontentare qualcuno, come ogni Sanremo che si rispetti.
L’unica certezza, come sempre: quando partirà la sigla, ci saremo tutti lì, pronti a discutere, twittare, criticare e innamorarci di una canzone che non avevamo chiesto ma che canteremo fino a giugno. Sanremo è questo: un Paese che si guarda allo specchio, si emoziona, si giudica, e poi torna l’anno dopo come se niente fosse. E lo diciamo a gran voce: evviva Sanremo. Siamo prontə!

Dalla tribou di Zazibou