SANREMO 2026: il resoconto di una lista che fa discutere

LifestyleSTAZIONE MUSICANovembre 30, 2025

Sanremo 2026 si avvicina, e come da tradizione nazionale più radicata del pranzo della domenica, l’annuncio dei Big è diventato un rito collettivo: un misto di stupore, déjà-vu, “ma davvero?” e “ah però”.
Quest’anno, però, la lista sembra un esperimento sociale: una specie di cosa succede se premi tutti i pulsanti dell’ascensore dei generi musicali contemporanei.

Il ritorno dei ritorni

In apertura c’è Tommaso Paradiso, che a Sanremo potrebbe salire sul palco anche recitando il menù di un bar e funzionerebbe comunque. Accanto a lui, Raf, che torna come certe stelle comete: rare, luminose e accolte con un “ci voleva”.

La sezione “indie ma non troppo”

Qui brillano Fulminacci (il più felice di trovarsi sempre dove non sembra), Ditonellapiaga (la certezza che almeno una performance sarà davvero cool), e Serena Brancale, che porta finalmente al Festival quel jazz-pop che tutti fingono di capire.

Duetti della vita

Sanremo 2026 crede profondamente nelle coppie: Fedez & Masini, che è la collaborazione che nessuno aveva previsto ma che improvvisamente sembra necessaria all’equilibrio cosmico. LDA & Aka 7even, che ufficialmente inaugurano la categoria “Amici Extended Universe” e Maria Antonietta & Colombre, per il pubblico che ascolta la musica con le luci basse e il cuore aperto a eventuali sofferenze sentimentali.

La quota “leggenda vivente”

C’è Patty Pravo, per ricordarci che il tempo è un concetto relativo e che lei vive in un perenne fusorario glamour.

La sezione “chi l’avrebbe detto ma perché no?”

Elettra Lamborghini torna, portando come sempre l’energia di chi entra in una stanza e la stanza si mette automaticamente a twerkare. Bambole di Pezza: il revival punk-pop che forse non sapevamo di voler vedere, ma ora sì. J-Ax: perché Sanremo non è Sanremo se almeno un rapper storico non prova a far commuovere l’Ariston con un ritornello cantato.

Gli autori del disincanto

Ermal Meta, Michele Bravi, Levante, Mara Sattei: la linea melodica, la lacrima calibrata, la capacità di cantare sentimenti complessi come se fossero semplici e viceversa. E noi, team Levante sempre e per sempre.

I nomi che fanno scena

Nayt, a dimostrazione che il rap d’autore può vivere anche sotto l’occhio giudicante del pubblico del Teatro Ariston e Dargen D’Amico, che potrebbe presentarsi vestito da fiocco di neve e sarebbe comunque perfetto. Ci piace, sempre.

Gli outsider professionisti

Samurai Jay, Sayf, Tredici Pietro, Sal Da Vinci (un evergreen locale che diventa nazionale), Eddie Brock che non è Venom ma quasi: comunque un nome che merita già un premio per l’effetto wow.

La categoria “era ora”

Malika Ayane e Arisa, due voci che potrebbero cantare il regolamento del televoto e farne un classico.

La zona “non sappiamo cosa succederà ma sarà interessante”

Francesco Renga, che colleziona partecipazioni come figurine Panini, ma ogni volta è un po’ la certezza di casa. Enrico Nigiotti, che scrive canzoni come note a margine della vita.

La lista dei Big di Sanremo 2026 sembra un bazar musicale dove tutti i generi hanno una bancarella. C’è la nostalgia, c’è la novità, c’è l’improbabile e c’è l’inevitabile. È un festival che promette di accontentare tutti e quindi scontentare qualcuno, come ogni Sanremo che si rispetti.

L’unica certezza, come sempre: quando partirà la sigla, ci saremo tutti lì, pronti a discutere, twittare, criticare e innamorarci di una canzone che non avevamo chiesto ma che canteremo fino a giugno. Sanremo è questo: un Paese che si guarda allo specchio, si emoziona, si giudica, e poi torna l’anno dopo come se niente fosse. E lo diciamo a gran voce: evviva Sanremo. Siamo prontə!

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