
Golden Slumbers, uno dei momenti più intensi e commoventi del finale di Abbey Road, pubblicato dai Beatles nel 1969 è un brano breve, di pochi minuti, eppure in grado ancora oggi di conservare la forza di una carezza e il peso di un commiato.
Dietro quella melodia dolce e malinconica si nasconde una storia antichissima. Il testo infatti non fu scritto da Paul McCartney, ma affonda le sue radici addirittura nel Seicento. McCartney raccontò di aver trovato casualmente uno spartito lasciato aperto sul pianoforte nella casa del padre di Jane Asher, sua compagna dell’epoca. Quelle parole appartenevano a Thomas Dekker, drammaturgo inglese autore di una ninna nanna contenuta nell’opera teatrale “Patient Grissil”, pubblicata nel 1603.
“Golden slumbers kiss your eyes / Smiles awake you when you rise”: versi semplici, quasi sospesi, che colpirono immediatamente Paul. Il musicista però non riusciva a leggere correttamente lo spartito originale e decise così di fare ciò che gli veniva meglio: inventare una nuova melodia. Da quell’incontro casuale tra letteratura antica e sensibilità pop nacque una delle pagine più poetiche della discografia dei Beatles.
Nel disco, “Golden Slumbers” non vive da sola. È parte del celebre medley finale di “Abbey Road”, collegata direttamente a Carry That Weight e poi a The End. Una costruzione musicale che molti considerano il vero addio della band al proprio pubblico. Non a caso, l’album sarebbe stato l’ultimo registrato insieme dal gruppo di Liverpool.
Ascoltata oggi, la voce di McCartney sembra quasi quella di qualcuno che prova a trattenere il tempo. “Golden Slumbers” ha il tono di una ninna nanna adulta, piena di nostalgia, protezione e malinconia. Una canzone che parla di sonno e risveglio, ma anche della fine delle cose, dell’infanzia perduta e della necessità di trovare conforto mentre tutto cambia.

Dalla tribou di Zazibou