“Pietre e miraggi” di Luigi Palazzo: la voce silenziosa che fa rumore

LibriNuove usciteGiugno 3, 2025

Certe poesie non chiedono di essere lette, ma attraversate. Come si attraversano le stanze vuote, i sogni interrotti, le albe senza spettatori. Pietre e miraggi di Luigi Palazzo, uscito per la collana Portosepolto di Pequod, è proprio questo: un attraversamento delicato e ostinato della materia viva delle cose. Un libro che non grida, ma scuote. Una voce che si fa silenzio, e nel farlo riesce a fare rumore.

Palazzo scrive con la sobrietà di chi conosce il peso delle parole e ne teme lo spreco. Ogni verso sembra poggiato con cura, come si fa con una pietra sacra su un tumulo o con una conchiglia dentro una tasca: per ricordare qualcosa o per proteggersi. Il suo linguaggio è minimale, ma non povero. È essenziale come una verità che non ha più bisogno di spiegarsi.

Il titolo stesso è una dichiarazione di poetica: pietre da raccogliere lungo il cammino, miraggi che appaiono e scompaiono, come i pensieri sfiorati appena prima del sonno. Tra questi due estremi si muove una scrittura fatta di attese e apparizioni, che non cerca l’effetto ma la presenza. Una poesia che sa fermarsi, respirare, rimanere.

La raccolta si inserisce perfettamente nello spirito di Italic Pequod, nella collana Portosepolto, diretta da Massimiliano Bardotti e Luca Pizzolitto, che ha fatto della ricerca e della sottrazione la sua cifra. In Pietre e miraggi si sente l’eco di un tempo interiore, una preghiera laica che cerca il punto esatto in cui la parola diventa carne e scompare, come acqua assorbita dalla terra.

Luigi Palazzo non alza mai la voce. Ma riesce a farsi sentire più forte di molti che urlano. Le sue poesie sono piccoli terremoti intimi, sussulti quieti che si depositano piano dentro chi legge. Lasciando qualcosa. Uno scricchiolio nella memoria. Un’ombra sulla retina. Una domanda senza risposta.

E forse è proprio questo il dono più grande di Pietre e miraggi: la sua capacità di fare rumore nel modo più umano che esista — quello dell’emozione trattenuta, del pudore che dice più di mille dichiarazioni. È un libro che ci somiglia. Perché parla piano, ma arriva lontano.

Riesco ancora a ferirmi
con le parole
che non mi hai detto.

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