Libri > “Padrenostro” di Sabrina Efionayi: la libertà negata, il peccato della scelta

LibriGiugno 3, 2025

C’è un tempo per la festa e uno per la verità. Padrenostro, il romanzo di Sabrina Efionayi, edito da Feltrinelli, si apre con il suono di una città che scalpita, che esplode: Napoli attende lo scudetto, si prepara all’euforia collettiva. Ma per Elisa Caiazzo, ventitré anni, non c’è nessuna festa. Per lei, ogni rumore di gioia è una dissonanza. La sua vita è fatta di silenzi imposti, confessioni obbligate, libertà sorvegliate. Elisa non è libera, e forse non sa neanche cosa voglia dire esserlo.

Efionayi scrive come si scava: va giù in profondità, con uno stile asciutto, tagliente, che toglie ogni possibile orpello alla narrazione per restituirle verità. Il linguaggio, diretto e sobrio, è lo strumento perfetto per raccontare una coercizione che non ha bisogno di urla per farsi sentire. Padrenostro è il nome con cui viene chiamato Vincenzo, il padre di Elisa, ma è anche l’emblema di un potere religioso e familiare che si fa gabbia. Dentro quella parola — padre, nostro — c’è tutta l’ambiguità di un amore che si confonde con la paura, di una devozione che diventa controllo.

Quello di Efionayi è un romanzo sulla colpa e sul desiderio, sul peso della parola “peccato” quando viene brandita come un’arma. Ma è anche una storia di amicizia luminosa, quella tra Elisa e Fortuna, che con leggerezza e ostinazione prova a scardinare il sistema da dentro. È grazie a lei che Elisa attraversa per la prima volta il confine, quello vero, fatto di chilometri e paure, ma anche quello invisibile che separa l’obbedienza dalla possibilità di scegliere.

Il viaggio di Elisa è una ribellione silenziosa, fatta di piccoli atti di diserzione. Un’uscita notturna, un vestito diverso, un bacio forse. Ma ogni gesto è carico di significato, perché ogni deviazione dalla retta via imposta è una bomba a orologeria nella comunità dei Caiazzo. E il lettore, pagina dopo pagina, sente la tensione crescere, sa che il prezzo della libertà potrebbe essere altissimo. Un letto vuoto lo ricorda sempre a tutti.

Mebntre si parla tanto di autodeterminazione, Padrenostro arriva come un colpo allo stomaco: ci ricorda che esistono ancora luoghi, famiglie, fedi, in cui decidere di sé è un atto rivoluzionario. E che, a volte, la più grande colpa che una figlia può commettere è volersi bene.

Sabrina Efionayi, già autrice dell’intenso Addio, a domani, conferma la sua voce potente, limpida, necessaria. E firma un romanzo che è una presa di coscienza, un atto di denuncia e, insieme, una preghiera laica: che nessuna Elisa debba più chiedere il permesso per esistere.

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