
Le serie tv non conoscono vie di mezzo. O le ami o smetti di seguirle. Partiamo dal presupposto che io non sono una grande amante delle serie televisive turche per il loro modo di fare narrazione. Ma, Thank You, Next mi è sembrata una serie pensata esattamente per la mia generazione, cresciuta tra commedie romantiche, aspettative altissime sull’amore e una vita adulta che, nella realtà, ha avuto risvolti molto più complicati. Per chi ha immaginato relazioni perfette e si è ritrovato invece a fare i conti con incontri sbagliati, messaggi senza risposta, ritorni assurdi e quel mood costante di essere alla ricerca di qualcosa senza sapere bene cosa.
La serie turca costruisce il suo punto di forza proprio sul lasciare spazio al sogno, ma senza perdere contatto con la realtà. Da una parte ci sono ambientazioni curate, personaggi affascinanti, dall’altro una città che sembra illuminata sempre nel momento giusto, dialoghi veloci, romanticismo e una certa idea di vita contemporanea che viene voglia di vivere. Dall’altra parte ancora però arrivano le insicurezze, il peso delle aspettative, la fatica di capire chi si è diventati quando l’età adulta non assomiglia a quella che avevamo immaginato.
Ma andiamo con ordine: Thank You, Next (Kimler Geldi Kimler Geçti, in originale) è una serie turca distribuita da Netflix, arrivata sulla piattaforma nel maggio 2024 e diventata rapidamente uno dei titoli internazionali più seguiti tra gli amanti delle commedie romantiche contemporanee. Ideata e scritta da Ece Yörenç e diretta da Bertan Başaran, la produzione porta la firma di Ay Yapım, una delle società più importanti del panorama televisivo turco.
La serie, che al momento conta tre stagioni, costruisce il proprio racconto tra romanticismo, ironia e vita adulta, con un linguaggio molto vicino alle dinamiche sentimentali contemporanee. Al centro della storia c’è Leyla Taylan, interpretata da Serenay Sarıkaya, avvocata brillante e determinata che, dopo una relazione finita male, si ritrova a fare i conti con il complesso universo degli appuntamenti moderni e con tutto ciò che ruota attorno ai rapporti sentimentali di oggi.
Accanto a Serenay Sarıkaya si muove un cast che contribuisce in maniera decisiva al successo della serie: Hakan Kurtaş interpreta il bel tenebroso (ma che cliché!) Cem Murathan, uno dei personaggi chiave della storia, mentre Metin Akdülger veste i panni di Ömer. Nel gruppo dei protagonisti trovano spazio anche Boran Kuzum, Meriç Aral, Ahmet Rıfat Şungar, Esra Ruşan, Bade İşçil ed Efe Tunçer, in una costruzione corale che permette alle vicende personali dei personaggi di intrecciarsi con equilibrio e continuità.
Ecco, per me funziona perché riesce a raccontare una generazione che continua a desiderare grandi storie d’amore mantenendo però una consapevolezza diversa rispetto al passato. Più disincantata e più concreta, ma anche più stanca, qualche volta.
Anche dal punto di vista tecnico la serie tiene il ritmo senza cedimenti evidenti. Ogni personaggio ha uno spazio definito, le relazioni evolvono seguendo una logica credibile e i cambiamenti emotivi trovano il tempo giusto per maturare. Poi c’è un elemento che contribuisce parecchio: il cast. Tutti i protagonisti hanno una presenza scenica fortissima, funzionano nei dialoghi, nelle tensioni romantiche e nelle scene più leggere.
Per farla breve, Thank You, Next riesce così in una cosa complicata: alimenta l’idea che qualcosa di bello possa ancora succedere, senza raccontare favole irrealistiche (Spoiler: ma Cem Murathan è egli stesso parte di una “favola”?). Fa sognare, ma subito dopo riporta con i piedi per terra. Ed è probabilmente questo il motivo per cui chi appartiene alla generazione dei millennial rischia di sentirsi tremendamente a casa. Per me, divoratrice di serie tv, è sì. Sarà difficile trovare la “next”.
Giornalista, mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore) e molti contributi sono stati pubblicati in diversi saggi. Ho un laboratorio di digital stoytelling presso l’Università del Salento.
Docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alterno comunicati stampa, la mia disappunti a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.