
Dal 19 al 21 e dal 27 al 28 dicembre torna in Basilicata Open Sound Festival, che per la sua settima edizione sceglie un tempo e un ritmo inusuali, lontani dalla frenesia estiva dei festival, per abitare l’inverno come spazio di ascolto, dialogo e immersione. From the Echo-System è il claim che guida l’edizione 2025: una dichiarazione di metodo e di visione, che racconta Open Sound come un ecosistema culturale capace di crescere nel tempo, intrecciando memoria e futuro, locale e globale, ricerca sonora e dimensione comunitaria.
Il festival si articola in due weekend: il primo a Matera, tra luoghi simbolici come l’Auditorium R. Gervasio, Casa Cava, Ecoverticale, Thyme, Tower Art Museum e Palazzo Lanfranchi; il secondo a Miglionico, nello scenario carico di storia del Castello del Malconsiglio. Due geografie e due posture differenti: il primo fine settimana è dedicato a un ascolto intimo e condiviso, il secondo al corpo, al movimento, al ballo come pratica collettiva.
Prodotto e organizzato dall’Associazione culturale Multietnica in collaborazione con Music Innovation Hub, Open Sound Festival 2025 presenta un programma musicale che attraversa le traiettorie più avanzate della ricerca elettronica e sonora internazionale. Tra i protagonisti, Kode9, fondatore dell’etichetta Hyperdub e figura centrale del pensiero musicale contemporaneo, Valentina Magaletti, tra le batteriste più influenti della scena sperimentale, Upsammy, Loefah, Valentina Magaletti, Upsammy, insieme a progetti come Katatonic Silentio & Lorem, Bassolino, Alfio Antico, Strada, Nima, Federico Nitti e Luca Spagnoletti, fino ai live – già sold out – di Post Nebbia, Gaia Banfi e Mai Mai Mai.
Accanto alla musica, il programma culturale assume un ruolo centrale e identitario: talk, conversazioni, proiezioni e mostre affrontano il suono come archivio, rito, linguaggio politico e strumento di relazione. Tra gli appuntamenti più significativi, il dialogo tra Steve Goodman (Kode9) e la professoressa Claudia Attimonelli sul rapporto tra archivi sonori e cultura elettronica, le conversazioni con Damir Ivić, Mirko Ostuni, Giulia Scrocchi, Gianvito Fanelli, la proiezione di Una Lunghissima Ombra di Andrea Laszlo De Simone, e la mostra fotografica Four to the Dirt, che indaga la trasformazione dei rituali collettivi dalla tradizione al raving contemporaneo.
Cuore progettuale del festival è OSA – Open Sound Academy, laboratorio permanente che raccoglie e rielabora i suoni della tradizione locale, affidandoli a musicisti e visual artist per la creazione di nuove opere. In questa edizione prende forma OSA 2.5 The Plot, performance A/V firmata da Studio Gleba con la curatela artistica di Alioscia Bisceglia, che intreccia campionamenti medievali lucani, dubstep e feedback elettronici in una narrazione sonora che unisce storia, immaginario contadino e sperimentazione.
Dal 2019 a oggi, Open Sound Festival si conferma come uno dei progetti più coerenti e radicali nel panorama musicale del Sud Italia: un laboratorio culturale che non si limita alla programmazione artistica, ma costruisce comunità, attiva territori e ridefinisce il rapporto tra suono, spazio e collettività. Un festival che nasce in Basilicata, guarda al Mediterraneo e dialoga con le avanguardie internazionali, mantenendo salda la propria identità.

Dalla tribou di Zazibou