
C’è sempre una leggenda che dà inizio alle cose. Nel Salento, spesso, ha il suono strano di un soprannome. Peppu la Mita, per esempio. Il bisnonno. Pare fosse in giro col calesse quando una gazza ladra gli planò sulla spalla — o forse gli volteggiava sopra la testa, chi lo sa. La storia cambia a seconda di chi la racconta, ma da quel giorno in paese iniziarono a chiamarlo così. La Mita. E da lì, la masseria ha preso il nome. Un suono che è diventato impronta, memoria e un ponte tra generazioni, un brindisi alla terra che ti chiama indietro anche quando pensavi di averla lasciata per sempre.
Sì, perché Masseria Mita non è solo una casa. È un posto dove tutto continua, dove le pietre non sono nostalgiche ma testarde. Dove qualcuno ha deciso di non andarsene. O meglio: di tornare. Come Elia Calò, che dopo anni passati dietro banconi patinati del mondo, ha capito che il vero futuro — quello radicato — lo stava aspettando lì, in una casa del 1800 che il bisnonno aveva comprato all’asta a soli diciassette anni.
La storia potrebbe già bastare così, ma no. Perché Elia non è tornato con le mani in tasca. È tornato con un’idea, un desiderio, un’urgenza: trasformare le erbe del Salento in esperienze liquide. Ha iniziato a studiare, raccogliere, annusare, mappare. E ha scoperto che il giardino più prezioso era sempre stato sotto il naso: tra i rovi, lungo i muretti, nei margini dimenticati, crescevano tesori aromatici. E che bastava solo chinarsi.
Ma Elia in questa visione non è solo. C’è Betty Locane, sua compagna di vita e di impresa, con cui condivide visioni, raccolti, idee e slanci. Insieme abitano questa terra con occhi nuovi, vivendola davvero ogni giorno, dando forma a un presente fatto di scelta, di lavoro, di dedizione. In un Salento che spesso sembra parlare solo d’estate, loro sono la voce della stagione lunga, del quotidiano, dell’invisibile che conta.
Insieme danno vita a una serie di progetti tra cui le passeggiate “Erbe da bere”, una filosofia prima ancora che un prodotto: “dalla pianta al bicchiere“, come recita il titolo, dalla terra alla bottiglia, con rispetto, conoscenza e immaginazione. Un percorso che ha bisogno di pazienza e mani sporche nella terra, che sa mescolare scienza e istinto, precisione e poesia. È così che nasce Vermouth Mita, un tributo in etichetta e in spirito a tutto questo: alla storia familiare, al territorio, al gesto di tornare e creare. Un vermouth che profuma di un ritorno nel Salento lungo 40 anni. Insieme, Betty ed Elia, tra una battuta e l’altra – perché chi si prende sul serio non è una persona seria – hanno creato “Il giardino sotto il naso” che in diverse occasioni si trasforma anche in un banchetto itinerante che porta in giro sapori e odori di una terra autentica e selvatica.
Qui non ci sono scorciatoie. Solo la bellezza testarda delle cose che richiedono cura. E l’insegnamento che un sogno, anche nel sud per alcuni difficile, può diventare reale — se ci credi abbastanza, se ami abbastanza.

Dalla tribou di Zazibou