Il gesto che resiste al significato: a Koreja “HAND MOVIE” di Yvonne Rainer

CULTURAARTEDicembre 13, 2025

Ai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce si inaugura HAND MOVIE, videoinstallazione di Yvonne Rainer, figura centrale della postmodern dance internazionale. L’appuntamento è per oggi sabato 13 dicembre alle ore 19, con una mostra che resterà visitabile fino al 15 febbraio 2026, nell’ambito di Where language moves, progetto a cura di Studioconcreto.

Realizzato nel 1966, HAND MOVIE è un loop video in bianco e nero, muto, originariamente girato in pellicola 8 mm e oggi presentato in formato video. L’opera appartiene alla serie 5 Easy Pieces e mostra la mano dell’artista impegnata in una sequenza di movimenti non funzionali, sottratti a ogni intenzione narrativa o simbolica. La mano diventa così un campo di esplorazione autonoma, un corpo nel corpo, che resiste alla codifica del gesto e al virtuosismo tecnico.

L’installazione si inserisce coerentemente nel percorso di Where language moves, progetto che indaga il corpo come luogo di conoscenza sensibile e come spazio in cui gesto, percezione e linguaggio si intrecciano. In questo contesto, la mano assume una valenza duplice: materia viva e sensoriale da un lato, dispositivo semiotico e politico dall’altro, capace di aprire nuovi orizzonti di senso e di relazione. Il gesto, anti-coreografico e minimale, non produce forme spettacolari ma attiva possibilità altre di presenza e ascolto, mettendo in discussione linguaggi gerarchici e normativi.

Con HAND MOVIE, Yvonne Rainer afferma una visione radicale del corpo, fondata sulla sua materialità e sulla sottrazione di significato. Una posizione che attraversa tutta la sua ricerca, sviluppata a partire dall’esperienza del Judson Dance Theater, collettivo che negli anni Sessanta ha rivoluzionato la danza contemporanea rifiutando la spettacolarità e valorizzando il gesto quotidiano. Accanto alla coreografia, Rainer ha esplorato il cinema sperimentale e il linguaggio filmico, affrontando temi politici e femministi, per poi tornare alla danza negli anni Duemila.

L’esposizione ai Cantieri Koreja offre così l’occasione di incontrare un’opera essenziale e fondativa, capace ancora oggi di interrogare il rapporto tra corpo, linguaggio e potere, e di restituire al gesto una forza critica e trasformativa.

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