
Il 6 novembre esce per NOS Records il secondo album solista dell’artista tarantino. Con la supervisione artistica di Amerigo Verardi, un lavoro che porta nella canzone l’esperienza del teatro e il bisogno di comunità.
Un parco può essere un luogo dove incontrarsi oppure una giostra sulla quale perdere l’orientamento. Giorgio Consoli tiene insieme queste due immagini in “Panico Park”, il suo secondo album solista, in uscita il 6 novembre per NOS Records. Nove tracce nelle quali la dimensione privata dell’inquietudine incontra una domanda collettiva: come ritrovare uno spazio comune in un presente che alimenta isolamento e paura?
Per l’attore e musicista tarantino, già tra i fondatori dei Leitmotiv e protagonista del progetto Ninotchka, il nuovo lavoro arriva dopo “Coralli cotti a colazione”, pubblicato nel 2022 da DIGA Records. Alle spalle porta quattro album con la band e un percorso teatrale e cinematografico che ha contribuito a definire il suo rapporto con la parola. La scrittura musicale si accompagna così all’attenzione per la presenza scenica, per il modo in cui un testo prende forma nella voce di chi lo interpreta.
Consoli sceglie di presentare “Panico Park” partendo da un’abitudine che appartiene alla memoria di molti: sfogliare le fotografie.
«Un album, non un disco. Mi piace la parola album perché riporta allo sfogliare dei ricordi scolpiti nelle foto di quando eravamo bambini. Si sfogliava, non si scrollava. E ci si fermava».
È un’indicazione sul tempo da dedicare alle canzoni, ma anche sul rapporto tra ricordo e presente che sostiene il progetto. L’album fotografico conserva persone e momenti, li dispone in una sequenza, permette di tornarci. “Panico Park” affida alle sue nove tracce un movimento simile, accostando esperienze personali e interrogativi sul mondo.
Il panico e il parco
Il titolo contiene la tensione da cui nasce il lavoro. Il panico riguarda il singolo, mentre il parco suggerisce un luogo condiviso. Nella variante del luna park, però, quello stesso spazio diventa una macchina di eccitazione continua, con le sue accelerazioni e il rischio di schiantarsi.
Nel racconto di Consoli, questa immagine assume un significato politico: le guerre e la costruzione di muri, insieme alla progressiva erosione dei legami sociali, compongono lo sfondo del disco. L’attenzione verso l’altro diventa allora una possibilità concreta di risposta. È una posizione che riguarda anche il modo in cui l’album è stato realizzato: il nome in copertina è individuale, il processo creativo coinvolge una rete estesa di musicisti.
La supervisione artistica di Amerigo Verardi accompagna un progetto che riunisce collaboratori appartenenti a fasi diverse del percorso di Consoli. Tra loro figurano Umberto Coviello e Mimmo Pesare, insieme a Simone Prudenzano e Domenico Cartago; partecipano inoltre Sandro Palazzo, Cristiano Cosa e Davide Esposito. Alla realizzazione contribuiscono Dino Semeraro, Marcello De Felice e Walter Pulpito, con Vincenzo Vitti e Luigi Miacola. Gianluca De Rubertis interviene alle tastiere e ai synth in “L’estate è un crimine”.
Questa composizione collettiva trova riscontro nei crediti dei brani, che affiancano alla scrittura di Consoli gli apporti dei diversi musicisti. «Credo da sempre nel collettivo, ancor più ora che ci metto voce, faccia e parole», spiega l’autore.
Da “Mi fa male il tempo” a “Taranto brilla”
Sul piano musicale, il progetto mette in relazione la canzone d’autore con il rock, affiancando strumenti acustici ed elettronica. La formazione teatrale di Consoli offre un ulteriore riferimento per leggere il lavoro: la voce come luogo dell’interpretazione, la canzone come spazio nel quale dare una posizione alle parole.
La focus track è “Mi fa male il tempo”, firmata con Mimmo Pesare, che nel brano suona basso e tastiere e cura il programming. Ad aprire la sequenza è “Apocalypse John”, con la melodia di Amerigo Verardi, mentre “Nostra signora del buio” chiude il percorso.
Tra questi due estremi trova posto “Taranto brilla”, scritta con Cristiano Cosa, presente anche al pianoforte. La città natale dell’artista entra così esplicitamente nell’album, portando dentro il progetto una geografia precisa, con la sua bellezza e le sue contraddizioni. Anche la lavorazione si radica in Puglia: le registrazioni si sono svolte tra il 2024 e il 2025 al Chidro Studio di Manduria, a La Villetta di Lecce, al Sudest Studio di Guagnano e al Last Floor Studio di San Michele Salentino.
I mix sono firmati da Marco Ancona, Simone Prudenzano e Stefano Manca, mentre il mastering è stato affidato a Francesco “Pizzetto” Guadalupi. Le illustrazioni di Gabriele Benefico e la collaborazione artistico-progettuale de La Factory Taranto completano l’identità del lavoro.
Il parco evocato da Consoli prende forma anche in questa rete di relazioni: persone che condividono una parte del percorso e contribuiscono alla stessa opera. È qui che la domanda iniziale dell’album trova una prima risposta, nel gesto pratico di fare musica insieme.

Dalla tribou di Zazibou






