
Dal 1° al 5 dicembre 2025 il Museo Castromediano di Lecce diventa un centro pulsante di pratiche, riflessioni e visioni attorno alla decolonizzazione del patrimonio. Con Decolonizzare il patrimonio. Pratiche per una liberazione dell’immaginario, Ramdom APS, in collaborazione con il Polo Biblio-Museale di Lecce, ICOM Puglia, ArtLife Matters e l’Istituto di Culture Mediterranee, costruisce un progetto articolato che intreccia workshop, performance collettive e un convegno internazionale.
È un’iniziativa che parte da una domanda semplice, ma radicale: come può il patrimonio, nelle sue forme materiali e immateriali, contribuire a ridefinire le nostre narrazioni culturali?
A partire da questa domanda si apre un dialogo che tocca memoria, rappresentazione, identità e appartenenza, soprattutto in un’epoca in cui le eredità coloniali continuano a influenzare la percezione di sé e degli altri.
Il cuore del progetto è il workshop Decolonisation of the Reimagination of People/Communities, condotto da Kwame Akoto-Bamfo ed Eric Agyare. Attraverso danza, percussioni, narrazione orale, body painting e pratiche rituali, i partecipanti (cittadini, persone migranti, comunità diasporiche) compongono una performance collettiva ispirata alla Freedom Parade del Nkyinkyim Museum in Ghana.
La parata finale del 5 dicembre attraversa le strade come un corteo di rigenerazione simbolica:
non un semplice evento performativo, ma un gesto politico e poetico che ribalta la logica coloniale delle parate militari, trasformandola in un rito di liberazione, cura e riappropriazione.
Il corpo dipinto, il ritmo e la danza diventano strumenti per rielaborare traumi e interrompere narrazioni imposte, ricongiungendosi simbolicamente alle radici delle comunità afrodiscendenti.
Il 5 dicembre si svolge il convegno che riunisce studiosi, artisti e professionisti della cultura come Paolo Mele, Massimo Carozzi, Heba Amin, Kwame Akoto-Bamfo, Driant Zeneli, Tarshito, Livia Dubon, Maria Pia Guermandi e numerosi altri. L’obiettivo è interrogare il ruolo delle istituzioni culturali, musei, archivi, biblioteche, nei processi di decolonizzazione dell’immaginario e nella costruzione di narrazioni più inclusive.
Ad accompagnare la giornata c’è un’installazione performativa di Massimo Carozzi: una mappatura sonora dei territori ghanesi di Akuapem, Tutu e Ada, che diventa un’esperienza immersiva sulle stratificazioni culturali dei luoghi e delle memorie.
Il progetto accoglie anche Echoes of Home, workshop ideato da Eric Agyare e realizzato da Kwame Akoto-Bamfo, che invita a esplorare l’identità attraverso il racconto personale, la creatività e la memoria diasporica.
È un luogo di ascolto e autorappresentazione dove le esperienze di migrazione trovano voce, spazio e continuità, lontano dalle narrazioni semplificate o stereotipate. La restituzione pubblica, prevista sempre il 5 dicembre, diventa il punto di arrivo di un processo collettivo che valorizza l’espressione emotiva e la diversità culturale come risorsa attiva e condivisa.
Completa il progetto Totem, un’opera scultorea che incarna memoria, identità e legami ancestrali.
Realizzata partendo da terra proveniente dal Ghana e ricoperta da sei narrazioni tessili legate a differenti culture africane, la scultura crea un ponte verticale tra passato e presente.
Ogni tessuto è una storia di discendenza, movimento, resilienza: un archivio vivo dell’esperienza diasporica che dialoga direttamente con i temi del workshop e dell’intero progetto.
Promosso dal Consiglio Regionale della Puglia nell’ambito dell’avviso ACA – Consiglio Aperto 2025, Decolonizzare il patrimonio conferma l’impegno di Ramdom APS nella costruzione di percorsi culturali partecipati, capaci di mettere in relazione luoghi, persone e pratiche artistiche contemporanee.
È un invito a ripensare il modo in cui il patrimonio viene raccontato, vissuto e trasmesso.
Un’occasione per liberare l’immaginazione da strutture rigide e gerarchie ereditate, e restituire spazio a storie, culture e comunità che per troppo tempo sono rimaste ai margini.

Dalla tribou di Zazibou