C+S Architects firma lo Snake Building: ad Aarschot il nuovo quartiere nasce dallo spazio pubblico

DesignGiugno 30, 2026

Nel cuore di Aarschot, in Belgio, un’ex area industriale cambia volto e diventa un nuovo quartiere dove residenze, commercio e spazi condivisi si intrecciano. A segnare questa trasformazione è lo Snake Building, progetto firmato da C+S Architects nell’ambito del masterplan De Torens, intervento di rigenerazione urbana che punta a ricucire una parte di città con il tessuto storico circostante.

Per lo studio fondato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, l’architettura è uno strumento capace di costruire relazioni prima ancora che edifici. Il progetto nasce infatti dalla filosofia del Future Heritage, un approccio che parte dalla memoria dei luoghi, dai materiali e dalle tecniche costruttive locali per immaginare un patrimonio destinato al futuro.

«Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage», spiega Maria Alessandra Segantini. «Ogni intervento reinventa le tracce del passato attraverso gesti capaci di evocare memorie, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti».

Lo Snake Building nasce dalla collaborazione con lo studio belga a2o Architekten, incaricato del coordinamento generale del masterplan. Durante una serie di workshop progettuali, i diversi lotti dell’area vengono affidati a studi internazionali chiamati a interpretare il nuovo quartiere. A C+S viene assegnato il margine che collega la città storica al nuovo sviluppo urbano.

La risposta progettuale non consiste semplicemente nella costruzione di un edificio, ma nella ridefinizione dell’intero spazio. Dove il programma originario prevedeva un volume compatto, gli architetti scelgono di sottrarre materia, arretrare il costruito e ampliare la piazza pubblica. Il tracciato della Leuvenstraat, asse principale della città, viene così prolungato nel nuovo quartiere, migliorando la continuità urbana e i percorsi pedonali. L’intervento riapre inoltre la vista verso la storica Old Orleans Tower e lascia spazio persino alla crescita di un albero che attraversa il parcheggio interrato.

Anche il disegno dell’edificio dialoga con il contesto. Le terrazze scolpiscono la copertura richiamando il profilo irregolare dei tetti delle città fiamminghe, mentre il volume in mattoni, apparentemente monolitico, rivela una composizione articolata fatta di logge profonde, finestre distribuite senza rigidità geometrica e dettagli capaci di accompagnare le possibili trasformazioni future dell’edificio.

Grande attenzione è riservata ai materiali. Il mattone, elemento identitario dell’architettura locale, viene affiancato dal legno nei punti di contatto con l’abitare quotidiano, introducendo una dimensione più calda e domestica. La scelta nasce anche dalla collaborazione con artigiani del territorio e dalla volontà di valorizzare tecniche costruttive tradizionali.

Per Segantini utilizzare il mattone «non è una scelta dettata dalla moda, ma dalla sua capacità di durare nel tempo». Il materiale diventa così una presa di posizione culturale: un modo per trasformare la memoria in un elemento vivo, senza ricorrere alla nostalgia.

L’edificio assume così l’aspetto di una scultura abitata, nella quale ogni dettaglio – dai giunti arretrati alle bow-window che risalgono verso il tetto – contribuisce a costruire un racconto fatto di luce, materia e tempo. Più che imporsi sul contesto, lo Snake Building sembra emergere naturalmente dalla città, come se fosse sempre appartenuto a quel luogo.

Fondato a Venezia nel 1994 e oggi attivo tra Treviso e Londra, C+S Architects è riconosciuto a livello internazionale per i suoi progetti di architettura, rigenerazione urbana e ricerca. Tra le opere più note figurano il nuovo museo GAMeC di Bergamo, il progetto per l’isola veneziana di Sant’Erasmo e numerosi interventi premiati con riconoscimenti internazionali. Nel 2022 Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini sono stati nominati Architetti Italiani dell’Anno dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

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