
di Valentina Gambino
Ariana Grande ha deciso di prendersi una lunga pausa. Lo farà al termine dell’Eternal Sunshine Tour, dopo gli ultimi concerti previsti a Londra. Niente interviste, una lunga pausa dalle apparizioni pubbliche e nessun nuovo progetto nell’immediato.
Una scelta che ha inevitabilmente creato numerose discussioni online, ma che dovrebbe spingerci soprattutto a una riflessione molto più ampia: perché una donna di successo deve arrivare al punto di scomparire dai “radar” per ritrovare un po’ di pace?
La cantante ha voluto spiegare personalmente la sua decisione durante uno dei concerti di Chicago, mettendo fine alle indiscrezioni nate nelle ultime ore.
“A volte, quando viene fuori una storia che non proviene direttamente da me, le cose possono essere un po’ ingigantite”, ha detto al pubblico. E ha chiarito che questa non è stata una scelta impulsiva, bensì una decisione meditata da tempo:
“Bisogna stabilire dei limiti, gli esseri umani a volte hanno bisogno di una pausa”.
Negli ultimi mesi, il corpo di Ariana Grande è diventato oggetto di un’attenzione piuttosto ossessiva da parte dei media internazionali ed i social. Ogni fotografia pubblicata, così come le apparizioni pubbliche agli eventi, viene costantemente sommersa da migliaia di commenti che si focalizzano soltanto sulla sua magrezza e il suo attuale aspetto fisico.
Molti di questi messaggi sono stati giustificati come “preoccupazione”. Ma quando questa eccessiva attenzione si trasforma in un’analisi continua del corpo di una donna, smette di essere tale e si trasforma – inevitabilmente – in un’altra forma di controllo.
Il filo è sottile, così come “perverso” è il suo meccanismo intrinseco (e lo conosciamo molto bene).
Se una donna mette qualche chilo, viene criticata. Se dimagrisce, viene analizzata e destrutturata. Se cambia aspetto è costretta a spiegarsi, se rimane fedele a se stessa, viene comunque giudicata.
Come aveva già ricordato la stessa Ariana con “Yes, And?”, il suo corpo non è uno spazio pubblico sul quale chiunque può esprimere un’opinione e “banchettare”.
Eppure continuiamo a comportarci come se lo fosse.
C’è un elemento che continua a emergere ogni volta che una celebrità decide di allontanarsi dai riflettori: l’idea che debba necessariamente esserci qualcosa da scoprire: una crisi, una malattia grave, un crollo emotivo ingestibile oppure un dramma da nascondere alla stampa.
Nel caso di Ariana Grande, le “analisi” social si sono concentrate ancora una volta sul suo fisico, alimentando teorie e supposizioni che il suo entourage ha smentito, ribadendo che l’artista gode di ottima salute.
Ma forse la questione è decisamente un’altra.
Anche se una persona stesse attraversando un momento difficile, il suo corpo non diventerebbe automaticamente materia di discussione collettiva.
Le donne, soprattutto quelle famose, vengono costantemente osservate attraverso una lente che pretende di leggere emozioni, salute e valore personale partendo da una fotografia condivisa sui social.
Questa è una dinamica profondamente sessista che difficilmente viene applicata con la stessa intensità quando si parla del corpo degli uomini.
Durante il concerto di Chicago, Ariana Grande ha anche voluto, comunque, rassicurare i suoi fan:
“Qualsiasi rumore ci sia là fuori, niente potrà mai distorcere la mia realtà… Il resto di quella merda non mi appartiene e non me lo porto”.
Scegliere di fermarsi significa riconoscere i propri limiti, proteggere la propria salute mentale e ricordare che nessun successo professionale vale quanto il proprio benessere personale.
La pausa di Ariana Grande non dovrebbe portarci a cercare nuove spiegazioni sul suo aspetto fisico o sulla sua vita privata.
Dovrebbe invece ricordarci qualcosa di molto più semplice: il corpo di una donna non deve diventare un vile oggetto di discussione.
Non importa se quella donna è una popstar da milioni di dischi venduti oppure la nostra vicina di casa. Commentarne continuamente il peso, la forma fisica o l’aspetto, anche quando pensiamo di farlo “per il suo bene”, contribuisce a una cultura che misura le donne prima di tutto attraverso il loro corpo.
Forse il gesto più rispettoso che possiamo fare nei confronti di Ariana Grande è proprio quello che lei chiede da tempo: ascoltare la sua musica, rispettare le sue scelte e smettere, una volta per tutte, di sentirci autorizzati a giudicare il suo corpo.
Valentina Gambino, nata nel 1978 a Palermo, ora vive in Salento. Scrittrice e blogger, coltiva la passione per la scrittura fin da giovane, considerandola una forma di terapia.
Appassionata di tecnologia, TV, musica e libri, gestisce da quasi 15 anni blogtivvu.com con la sua compagna, trattando temi di intrattenimento e LGBTQIA+. Scrive per gay.it, tre libri all’attivo tra cui “Santa Moana brucia tutto”. Amante degli animali, condivide la sua vita con una barboncina e tre gatti.
Cresciuta a pane e “Non è la Rai”, è una social addicted caffeinomane. Si impegna a promuovere gli ideali di uguaglianza e rispetto attraverso il suo lavoro e il suo stile di vita






