Abbiamo rivisto il cartone animato “C’era una volta Pollon” ed è stata una pessima idea

LifestyleAprile 28, 2026

C’era una volta Pollon (e forse era meglio se finiva lì)

Il trauma della nostalgia colpisce sempre quando meno te lo aspetti, magari mentre navighi tra i titoli on demand in cerca di qualcosa che possa condurti tra le braccia di Morfeo. Questa settimana è toccato a C’era una volta Pollon. Siamo tornate sull’Olimpo con le migliori intenzioni, cariche di quel ricordo nostalgico e di sigle che si incollano al cervello per ore. La domanda, però, è sorta spontanea dopo i primi cinque minuti: perché lo amavamo così tanto? E soprattutto: com’è possibile che non avessimo notato quanto fosse irritante?

L’illusione dell’infanzia

Da piccoli, Pollon rappresentava una beniamina indiscussa. Aveva un nonno che comandava il fulmine (anche se era un maniaco molesto), un papà con le ali e una vitalità che sembrava il massimo della libertà. Volevamo essere lei, volevamo risolvere i problemi degli Dei e, ammettiamolo, bramavamo tutti quell’amicizia magica con Eros. Quell’allegria ci bastava, era rassicurante e riempiva i pomeriggi davanti alla TV.

La dura realtà dell’età adulta

Riguardare le sue avventure oggi, con la stanchezza di chi conosce il sudore del lavoro, cambia radicalmente la prospettiva.

  • Le urla perforanti: Pollon non comunica, emette frequenze altissime. Ogni sua frase è un acuto che mette a dura prova i timpani. Quella che chiamavamo vitalità, col senno di poi, somiglia molto di più a un’iperattività molesta alimentata da troppi zuccheri a colazione.
  • Un quoziente intellettivo discutibile: Va bene l’ingenuità, va bene la purezza dei bambini, ma qui siamo oltre. A tratti la protagonista appare proprio stupida. Le sue soluzioni non sono colpi di genio, sono disastri annunciati che si risolvono solo per pura fortuna o perché gli altri abitanti dell’Olimpo sono ancora più tonti di lei.
  • L’altruismo molesto: Il desiderio di aiutare chiunque si trasformi puntualmente nel tormento del prossimo. Eros, povero cristo, vive come un martire sotto il peso della sua insistenza.

Il verdetto

Non è che il cartone sia diventato brutto da un giorno all’altro. Semplicemente, siamo noi a non possedere più la tolleranza necessaria per una ragazzina che corre in tondo gridando. L’opera rimane un pilastro della nostra memoria collettiva, un esperimento surreale e psichedelico che oggi non supererebbe mai i filtri di nessuna produzione televisiva. Tuttavia, per preservare il briciolo di affetto che nutriamo per la biondina dell’Olimpo, conviene lasciarla chiusa nel cassetto dei ricordi, prima che la sua voce ci faccia implodere definitivamente la pazienza.

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