
Mancano pochi giorni all’apertura di “Gino Severini. Modernità come dialogo”, la grande mostra che dal 5 luglio al 1° novembre 2026 sarà ospitata al MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona. Intanto è arrivata nelle sale di Palazzo Casali una delle opere più attese dell’esposizione: “Danse du Pan-Pan à Monico”, monumentale tela di oltre quattro metri concessa in prestito dal Centre Pompidou di Parigi.
L’arrivo del dipinto segna l’avvio delle ultime fasi di allestimento della mostra, dedicata al maestro cortonese e curata da Daniela Fonti e Margherita D’Ayala Valva. L’esposizione riunirà oltre ottanta opere provenienti da importanti musei italiani ed europei e da collezioni private, accompagnate da installazioni multimediali e materiali di approfondimento pensati per raccontare il percorso artistico di Severini e il suo contributo alla storia dell’arte del Novecento.
L’opera, che torna in Italia dopo trentacinque anni, occupa un posto speciale nella produzione dell’artista. Si tratta della replica, realizzata tra il 1959 e il 1960, del celebre dipinto futurista del 1911 andato perduto. Per ricostruirlo, Severini si basò sui materiali fotografici conservati nel proprio archivio, affrontando un lavoro complesso quando aveva ormai ottant’anni.
La tela raffigura l’atmosfera frenetica del locale parigino Monico, uno dei simboli della Belle Époque, e conserva intatta l’energia del linguaggio futurista. All’interno dell’opera compare anche un autoritratto dell’artista. Il dipinto originale venne definito dal poeta Guillaume Apollinaire «l’opera più importante dipinta da un pennello futurista», ottenendo un grande successo durante la sua esposizione a Parigi e nel successivo tour europeo promosso da Filippo Tommaso Marinetti, prima di andare disperso negli anni successivi.
La mostra nasce dalla collaborazione tra il Comune di Cortona, il MAEC e l’Accademia Etrusca, con il sostegno di Romana Severini, figlia dell’artista, che ha contribuito a rafforzare il legame tra l’opera del padre e la sua città natale.
In queste ore Palazzo Casali è animato dal lavoro di trasportatori, restauratori, courier, allestitori, tecnici e curatrici impegnati a completare un percorso espositivo che punta a offrire una rilettura del ruolo di Gino Severini nella modernità artistica del Novecento, mettendo in dialogo futurismo, classicismo e sperimentazione.
L’apertura al pubblico è prevista per il 5 luglio.

Dalla tribou di Zazibou