
Dal 30 ottobre al 30 novembre 2026, PROSA contemporanea ospita la mostra personale dell’artista, a cura di Alberto Dambruoso, tra linguaggi della comunicazione occidentale e tradizioni artigianali orientali.
Un simbolo familiare, riconoscibile nella comunicazione quotidiana, può trasformarsi in un linguaggio artistico e diventare il punto d’incontro tra culture apparentemente distanti. È questa la riflessione da cui prende forma Trait d’Union, la mostra personale di Massimo Orsi, in programma dal 30 ottobre al 30 novembre 2026 negli spazi di PROSA contemporanea, a Roma, con la curatela di Alberto Dambruoso.
Al centro dell’esposizione si trova il logo OK, elemento distintivo della ricerca dell’artista, che attraverso un processo di scomposizione, ripetizione e trasformazione perde progressivamente la propria funzione comunicativa originaria per assumere nuovi significati visivi. Un segno appartenente all’immaginario occidentale diventa così il protagonista di un’indagine sul rapporto tra identità culturale, linguaggio e rappresentazione.
Particolarmente significativa è la presenza di una serie di tappeti realizzati in Pakistan nel 2001, in lana su ordito di cotone, annodati e confezionati a mano da artigiani locali. Ispirandosi alle decorazioni aniconiche della tradizione orientale, Orsi inserisce il proprio logo all’interno di composizioni ornamentali nelle quali il simbolo viene moltiplicato, frammentato e talvolta nascosto, fino a confondersi con la trama tessile. Il risultato è un insieme di opere in cui la grafica contemporanea incontra una pratica artigianale antica, dando origine a un dialogo che attraversa differenti concezioni dell’immagine.
Come racconta lo stesso artista, questi lavori rappresentano «l’estremo tentativo di fondere due culture tra loro perennemente in antitesi». Una dichiarazione che chiarisce il significato del titolo Trait d’Union, espressione francese che richiama l’idea di collegamento e suggerisce la possibilità di costruire relazioni attraverso l’arte, mantenendo vive le specificità delle culture coinvolte.
Accanto ai tappeti, il percorso espositivo comprende tre opere dipinte direttamente su tela di juta grezza, due precedenti alla realizzazione dei manufatti tessili e una creata appositamente per l’occasione. La scelta dei materiali contribuisce a restituire la varietà di una ricerca artistica che attraversa tecniche e supporti differenti, seguendo una libertà espressiva rivendicata dallo stesso Orsi.
Nato ad Alessandria nel 1962 e formatosi artisticamente a Roma, dove ha lavorato come assistente di Bruno Ceccobelli, Massimo Orsi ha sviluppato nel corso degli anni un percorso espositivo che comprende importanti istituzioni italiane e internazionali, dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato al MACRO di Roma, fino a esperienze espositive a Montréal e New York. Una traiettoria caratterizzata dalla sperimentazione e dall’interesse per il ruolo dei segni nella costruzione dell’immaginario collettivo.
Con Trait d’Union, questa riflessione trova una dimensione particolarmente attuale, in un momento storico in cui il confronto tra culture occupa uno spazio centrale nel dibattito pubblico. Attraverso un simbolo semplice e un oggetto quotidiano come il tappeto, Orsi invita a interrogarsi su come i linguaggi visivi possano attraversare confini geografici e culturali, modificando il proprio significato a seconda del contesto in cui vengono accolti.
La mostra inaugura venerdì 30 ottobre alle ore 18.30 presso PROSA contemporanea, in via Marin Sanudo 24 a Roma, e sarà visitabile fino al 30 novembre 2026, dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 e su appuntamento. L’ingresso è libero.

Dalla tribou di Zazibou






