
Non a tutti piace partecipare ai baby shower. Possiamo dirlo?
Possiamo anche ammettere che ricevere un invito per trascorrere un sabato pomeriggio intorno a una torta ricoperta di pasta di zucchero, fingendo entusiasmo davanti a una composizione di palloncini beige, susciti sentimenti molto meno nobili di quelli richiesti dalla circostanza.
Siamo felici per voi. Davvero. Siamo felici per il bambino, per la bambina, per tutt*, per la casa nuova, per il matrimonio, per la proposta di matrimonio e persino per il cane che avete deciso di adottare insieme. Vorremmo soltanto evitare di festeggiare preventivamente qualsiasi cosa.
Negli ultimi anni la vita sociale ha sviluppato una quantità impressionante di cerimonie accessorie. Il matrimonio ormai possiede più appuntamenti di un festival: proposta, engagement party, bridal shower, addio al nubilato, matrimonio, brunch del giorno dopo. La gravidanza tiene perfettamente il passo: annuncio, gender reveal, baby shower, nascita e relativo corredo di celebrazioni.
A un certo punto qualcuno ha deciso che essere amici significasse partecipare a tutto.
Ed eccoci nella chat chiamata “BABY LUDO 💕”, con trentadue messaggi da recuperare e una persona che propone di dividere la spesa per un arco di palloncini da 280 euro.
La tassa dell’amicizia
Il problema dei baby shower e affini riguarda anche una questione che l’etichetta suggerisce elegantemente di ignorare: costano. Il regalo, innanzitutto. Poi la quota per la festa. Talvolta il pranzo. L’outfit, se è stato scelto un dress code. Lo spostamento. Il regalo collettivo. La torta. Il fotografo. Il famoso “pensierino” che, per qualche misteriosa legge economica, parte sempre da trenta euro.
Ogni nuova invenzione celebrativa aggiunge una piccola tassa alla vita adulta. E naturalmente arriva il momento più temuto: “Ragazze, pensavo che potremmo farle una sorpresa”. Così 17 persone silenziano la chat.
Poi arrivano i giochi
Il baby shower potrebbe persino essere una normale festa: mangiare qualcosa, bere, parlare con persone che conosciamo e tornare a casa. Invece qualcuno tira fuori i cartoncini. Indovina il peso del bambino. Indovina la data del parto. Indovina il nome. Indovina la circonferenza della pancia. Assaggia l’omogeneizzato e riconosci il gusto. Scrivi una frase per il nascituro. Scrivi un consiglio per i genitori.
A quel punto l’amicizia viene sottoposta a prove che nemmeno vent’anni di frequentazione avevano previsto.
Il nascituro, tra l’altro, riceverà una scatola contenente trenta bigliettini con frasi sulla vita scritte da persone che alle 18.45 stanno controllando il cellulare per capire quanto manca prima di poter andare via.
Il gender reveal ha complicato ulteriormente le cose
Poi è arrivato lui: il gender reveal.
Un’informazione comunicabile con un messaggio di quattro parole ha acquisito una propria scenografia. Palloncini da bucare, torte da tagliare, fumogeni da accendere, scatoloni da aprire. Rosa, blu, applausi.
Foto, video verticale, reel, foto del reel nelle stories.
E noi, che avevamo già espresso felicità per la gravidanza, dobbiamo produrre una seconda reazione sufficientemente credibile davanti alla scoperta del sesso del bambino.
L’evento privato ormai possiede una grammatica molto simile a quella dei social: deve avere un momento culminante, un elemento visivo riconoscibile e soprattutto qualcosa da pubblicare.
Il palloncino serve alla festa, certo. Serve benissimo anche nell’inquadratura.
La festa della festa della festa
Il fenomeno diventa ancora più interessante quando allarghiamo lo sguardo.
Festeggiamo il fidanzamento prima del matrimonio. Festeggiamo il matrimonio prima del matrimonio. Festeggiamo il bambino prima della nascita. Festeggiamo il sesso del bambino prima di festeggiare il bambino prima della nascita.
Ogni passaggio della vita sembra richiedere un’anteprima. La felicità contemporanea ha sviluppato un calendario editoriale. E chi ci vuole bene deve partecipare, commentare, contribuire, vestirsi secondo palette e possibilmente apparire contento nelle fotografie.
Magari lo siamo davvero. Siamo contentissimi che abbiate trovato l’amore. Siamo contentissimi che arrivi un bambino. Siamo contentissimi della casa nuova. La nostra gioia potrebbe tranquillamente manifestarsi davanti a un bicchiere di vino.
Quindi no, non invitateci
Qui arriva la proposta rivoluzionaria: possiamo voler bene alle persone anche saltando qualche festa.
Possiamo essere amici meravigliosi senza conoscere il sapore di cinque omogeneizzati bendati. Possiamo accogliere con entusiasmo la nascita di vostro figlio senza avere precedentemente indovinato quanto peserà. Possiamo gioire del vostro matrimonio evitando un weekend in una masseria durante il quale venticinque adulti indossano la stessa maglietta.
L’affetto sopravvive perfettamente anche senza backdrop personalizzato.
Quindi organizzate pure il baby shower. Gonfiate i palloncini. Ordinate i cupcake. Preparate i cartoncini con scritto “Baby is coming”. Fate tutte le fotografie che desiderate.
Solo una cortesia.
Quando preparate la lista degli invitati, saltate il nostro nome.
Vi vogliamo bene uguale.
E con i 70 euro risparmiati vi compriamo direttamente i pannolini.

Dalla tribou di Zazibou






