2084 torna a Milano: Starnone, Durastanti e Latronico tra gli ospiti del festival di Belleville

EVENTISettembre 7, 2026

Tra nostalgia politica, crisi climatica, nuove geografie del desiderio, linguaggi sempre più esposti alla manipolazione e un futuro che fatichiamo persino a immaginare, leggere il mondo è diventato un esercizio tutt’altro che accessorio.

Parte da qui la quinta edizione di 2084, il festival ideato e organizzato da Belleville, in programma il 19 e 20 settembre 2026 negli spazi della redazione di Scomodo, in via Jean Jaurès 22 a Milano.

Il titolo scelto per questa edizione è “Mondi intelligenti”. Non un riferimento all’intelligenza artificiale, come potrebbe suggerire lo spirito del tempo, ma una riflessione sull’intelligenza dell’altro, della realtà e di noi stessi come possibile antidoto alla violenza e alla manipolazione.

Due giornate nelle quali scrittori, filosofi, giornalisti e intellettuali proveranno dunque a osservare il presente da prospettive differenti. Perché, a guardare il programma, 2084 sembra interessato soprattutto alle zone in cui le categorie abituali cominciano a mostrare qualche crepa.

Le parole prima di tutto

Si comincia sabato 19 settembre dal linguaggio. Alcide Pierantozzi e Christian Raimo si incontrano in “Fame di parole”, conversazione che prende le mosse dalla comune passione per i dizionari e dalla varietà del lessico per interrogarsi sulla lingua come strumento, ossessione, liturgia e persino possibile forma di cura.

Poco dopo saranno Tiemen Hiemstra e Maddalena Vaglio Tanet a spostare il discorso sull’amicizia e sulla fragilità delle storie che costruiamo intorno agli altri e a noi stessi.

Alle 18 arriva invece Domenico Starnone con Guardare per scrivere. Una lectio dedicata a una domanda apparentemente elementare e invece centrale per chiunque si occupi di narrazione: come guarda il mondo uno scrittore? Dopo quattro decenni trascorsi a costruire un universo letterario popolato da madri, coppie, desideri, memoria e fantasmi, Starnone ragiona sul rapporto tra osservazione, esperienza e racconto.

Dall’America grottesca alla casa che dovrebbe salvarci

Il programma continua con Madeline Cash, in dialogo con Marco Rossari, a partire da Pecorelle smarrite: una famiglia americana diventa il punto d’osservazione dal quale raccontare l’implosione della coppia, della fede, del lavoro e delle altre istituzioni chiamate, almeno teoricamente, a tenere insieme le nostre esistenze.

A chiudere la prima giornata saranno Vincenzo Latronico e Claudia Durastanti con Paesaggio con rovine.

Al centro c’è il nuovo romanzo di Latronico e una fantasia contemporanea piuttosto riconoscibile: abbandonare la città, comprare un luogo malmesso, ricominciare altrove. Una coppia si trasferisce infatti in un castello nella ex DDR convinta di poterlo trasformare nel proprio sogno di rinascita. Naturalmente quasi nulla procede secondo i piani.

La casa diventa così qualcosa di più di un edificio: appartenenza, proiezione, promessa di una persona che non siamo ancora ma continuiamo a sperare di diventare.

Cosa mangiamo è anche una questione politica

Domenica 20 settembre 2084 riparte dal cibo. Ferdinando Cotugno e Diletta Sereni, direttrice de L’Integrale, affrontano il rapporto tra alimentazione, crisi climatica e disuguaglianze.

Perché mangiare è un gesto quotidiano ma tutt’altro che neutrale: la produzione alimentare incrocia emissioni, disponibilità economiche, privilegi e possibilità di scegliere una dieta sostenibile. Parlare di ciò che mettiamo nel piatto significa inevitabilmente parlare anche di classe.

Dopo il live dei Ciapamatt, il festival entra in un altro territorio apparentemente privato: quello dell’amore.

Anche l’amore appartiene al proprio tempo

Polly Barton, Federica Gregoratto e Irene Soave si incontrano per Amore e disamore al tempo di OnlyFans. La domanda riguarda ciò che intendiamo oggi quando parliamo di eros, desiderio e fine di una relazione.

Barton, autrice di Porno. Una storia orale, e Gregoratto, autrice di Le ragioni del disamore, spostano infatti amore e sessualità fuori dal territorio esclusivamente individuale. Ciò che desideriamo non nasce nel vuoto: viene modellato dalle rappresentazioni, dalle aspettative, dall’economia e dai rapporti di potere che organizzano la società nella quale viviamo.

Ed è probabilmente uno dei fili che percorrono l’intera edizione di 2084: ciò che consideriamo intimo non è mai soltanto intimo.

Il futuro che non riusciamo più a immaginare

Tra gli incontri più attesi c’è quello con Grafton Tanner, scrittore e accademico statunitense pubblicato in Italia da Tlon ed Effequ, vincitore della prima edizione della call Scrittori che dovremmo conoscere. A dialogare con lui sarà Maura Gancitano.

La nostalgia, nella ricerca di Tanner, non è una semplice inclinazione sentimentale verso ciò che è stato. Può diventare un dispositivo politico, una promessa di restaurazione, il tentativo di rispondere al disagio del presente inventando un passato più ordinato di quanto sia mai stato.

Sul fondo compare quella “lenta cancellazione del futuro” teorizzata da Mark Fisher: una società che continua a produrre novità ma sembra avere perduto la capacità di immaginare qualcosa di radicalmente nuovo.

Subito dopo sarà il filosofo e sociologo francese Geoffroy de Lagasnerie, insieme a Roberto Festa e Lorenzo Flabbi, a mettere in discussione un’altra delle parole sulle quali poggia la nostra idea di società: democrazia. Non soltanto le sue degenerazioni, ma le categorie stesse attraverso le quali continuiamo a pensarla.

Il rosa, Piero della Francesca e Amy Winehouse

A chiudere il festival saranno ancora Claudia Durastanti e Vincenzo Latronico, questa volta a parti invertite.

Il rosa per esempio parte dalla recente raccolta di saggi di Durastanti e tiene insieme elementi che, sulla carta, sembrerebbero appartenere a universi lontanissimi: Piero della Francesca e le scarpe di Amy Winehouse, Lolita e la letteratura femminile durante il fascismo, la maternità, una casa in provincia di Messina, la lotta di classe.

È probabilmente una chiusura coerente per un festival dedicato ai “mondi intelligenti”. Perché l’intelligenza evocata da 2084 sembra avere poco a che fare con l’accumulo di risposte e molto con la capacità di stabilire relazioni tra cose apparentemente distanti.

Due giorni di libri e conversazioni, dunque, ma soprattutto due giorni di domande. Su come amiamo, mangiamo, ricordiamo, scriviamo, costruiamo case e immaginiamo il futuro.

Che nel 2026 è già un programma piuttosto ambizioso.

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