
Tim Curry è morto il 25 agosto 2026 nella sua casa di Los Angeles. Aveva 80 anni. Attore, cantante e doppiatore britannico, lascia una collezione di personaggi entrati stabilmente nell’immaginario pop.
Lo riconoscevamo dalla voce, dal sorriso obliquo e da quel modo tutto suo di rendere affascinanti anche le figure più sinistre. Poteva apparire ricoperto dal trucco, prestare soltanto la voce oppure occupare poche scene: riusciva comunque a imprimere la propria presenza nel film.
Per ricordarlo abbiamo scelto dieci interpretazioni rappresentative della sua carriera. Nell’elenco compare anche It: è una miniserie televisiva, ma il suo Pennywise rimane uno dei personaggi fondamentali nella storia dell’attore.
Corsetto, calze a rete, trucco vistoso e libertà assoluta. Nel 1975 Tim Curry porta sul grande schermo il personaggio che aveva già interpretato a teatro e firma il ruolo destinato ad accompagnarlo per tutta la vita.
Frank-N-Furter invade la scena e stabilisce immediatamente le proprie regole. Seduce, provoca, canta e trasforma la diversità in uno spettacolo gioioso. Anche grazie a lui, The Rocky Horror Picture Show è diventato più di un film: un rito collettivo celebrato per decenni tra proiezioni notturne, costumi e partecipazione del pubblico.
Nel 1990 Tim Curry trasforma Pennywise in una delle presenze più inquietanti della televisione. Il suo clown appare allegro, quasi rassicurante, finché qualcosa nello sguardo o nel tono della voce rivela ciò che si nasconde sotto il cerone.
Gran parte della paura nasce proprio da questo passaggio improvviso tra il gioco e la minaccia. It è tecnicamente una miniserie, ma il Pennywise di Curry ha segnato una generazione e ha cambiato per sempre il nostro modo di guardare clown, palloncini e tombini.
In Signori, il delitto è servito, titolo italiano di Clue, Curry interpreta il maggiordomo Wadsworth. Accoglie gli invitati in una villa piena di segreti e prova a governare una serata che precipita rapidamente nel caos.
Corre lungo i corridoi, ricostruisce i fatti, indica i sospettati e accompagna il pubblico verso i diversi finali. La sua interpretazione imprime velocità all’intero film e contribuisce a trasformare la commedia gialla del 1985 in un titolo di culto.
Nel fantasy Legend, diretto da Ridley Scott, Tim Curry scompare sotto uno dei trucchi più spettacolari degli anni Ottanta. Darkness ha la pelle rossa, un corpo imponente e due enormi corna, ma la presenza dell’attore rimane riconoscibile.
Curry costruisce il personaggio con la voce, la postura e movimenti solenni. Darkness sembra provenire insieme da un incubo e da un palcoscenico: una creatura monumentale che incarna il piacere stesso di interpretare il male.
In Annie Curry è Rooster Hannigan, fratello della direttrice dell’orfanotrofio interpretata da Carol Burnett. Con Lily St. Regis, interpretata da Bernadette Peters, organizza un piano per appropriarsi della ricompensa destinata ai veri genitori della bambina.
Rooster è un truffatore vanitoso, inaffidabile e apertamente teatrale. Curry ne accentua la cattiveria senza rinunciare alla comicità, creando un antagonista tanto sgradevole quanto divertente da osservare.
Nel secondo capitolo delle avventure di Kevin McCallister, Tim Curry interpreta il signor Hector, il concierge del Plaza Hotel. Capisce che il bambino nasconde qualcosa e decide di controllarlo da vicino.
Gli bastano poche apparizioni per farsi ricordare: uno sguardo sospettoso, un sorriso rigido e soprattutto quel sopracciglio alzato che negli anni diventerà una perfetta immagine da meme. Il signor Hector conferma quanto Curry sapesse valorizzare anche un ruolo secondario.
Nel 1996 Tim Curry sale a bordo dell’avventura dei Muppet nei panni di Long John Silver. Il suo pirata è affascinante, minaccioso e ambiguo, ma possiede anche un legame sincero con il giovane Jim Hawkins.
Curry entra nell’universo di Kermit e Miss Piggy con assoluta naturalezza. Recita, canta e scherza con i pupazzi trattandoli come autentici colleghi. Ne nasce uno dei Long John Silver più divertenti e amati portati sullo schermo.
Nell’adattamento Disney del 1993 Curry interpreta il cardinale Richelieu, intenzionato a eliminare il re e assumere il controllo della Francia.
Il suo Richelieu evita quasi sempre l’agitazione: osserva, sorride e impartisce ordini con calma. L’eleganza, la voce vellutata e l’aria di superiorità gli permettono di dominare il film anche quando intorno a lui si susseguono duelli e inseguimenti.
In Congo, tratto dal romanzo di Michael Crichton, Curry è Herkermer Homolka, personaggio ambiguo che partecipa alla spedizione verso la città perduta di Zinj.
L’attore lavora sull’accento, sui gesti e sull’eccesso, regalando al film una figura difficile da confondere con qualsiasi altro avventuriero cinematografico. Congo ha conquistato nel tempo una fama da piccolo cult e la sua interpretazione resta una delle componenti più curiose del film.
In FernGully – Le avventure di Zak e Crysta Tim Curry presta la voce a Hexxus, creatura oscura alimentata dall’inquinamento e dalla distruzione della foresta.
Il suo volto resta fuori dallo schermo, ma la voce riempie il personaggio di sensualità, ironia e pericolo. Curry passa dal sussurro alla minaccia e dimostra di poter costruire una presenza memorabile anche senza comparire fisicamente.
Tim Curry ha dato il meglio nei personaggi che sembravano chiedere troppo: troppo trucco, troppa cattiveria, troppa teatralità. Lui trasformava quell’eccesso in una firma.
Frank-N-Furter, Pennywise, Wadsworth e Darkness appartengono a mondi lontanissimi, ma condividono la stessa energia. Quella di un attore che non si limitava a entrare in scena: la occupava.

Dalla tribou di Zazibou






