
Avete in mente quella sensazione di allerta e smarrimento che si prova mentre si è nel pieno della quotidianità? È questo che restituisce il libro L’ultimo vagone: come può una piccola distrazione trasformarsi in abisso?
Andrea Mara è una scrittrice irlandese che negli ultimi anni si è affermata come una delle voci più originali del thriller psicologico europeo. Con L’ultimo vagone, pubblicato in Italia da Piemme, Mara conferma il suo talento nel trasformare la quotidianità in incubo, nel raccontare l’angoscia che si annida dietro i gesti più banali.

Una madre, Sive, aspetta la metropolitana insieme alle sue due figlie piccole. Un attimo di distrazione, il treno arriva, le porte si aprono, i passeggeri si accalcano. Le bambine salgono a bordo, lei resta indietro. Quando riesce a raggiungere la fermata successiva, trova solo la più piccola. La maggiore, Faye, è scomparsa. Da quel momento inizia una corsa contro il tempo che non è solo ricerca, ma anche immersione in un dedalo di segreti, bugie e verità nascoste. Perché attorno a Sive tutti sembrano avere qualcosa da celare e il lettore si ritrova a dubitare di ogni personaggio, di ogni parola.
Partiamo da un presupposto: non tutti i libri riescono a creare curiosità vera, quella che diventa dipendenza. L’ultimo vagone ci riesce, perché è costruito su capitoli brevi ma intensi: apparentemente ti concedono il tempo di respirare, ma in realtà non te lo lasciano mai fare. Alla fine di ogni pagina la tentazione è una sola: correre subito a quella dopo.
Andrea Mara orchestra un coro di personaggi che nella mente del lettore diventano reali, quasi cinematografici. Nita, con la sua voglia di protagonismo che nasconde altro, Aaron con quel carattere incisivo e quasi spavaldo, Jude, giornalista per cui il successo è l’unica religione, Maggie, amica schiva, gentile e composta. E poi Sive, la madre, che con le sue paure e i suoi dubbi diventa lo specchio di ogni madre, di ogni figlio, di ogni fragilità.
Accanto a loro si muovono altri personaggi, anche l’agente di polizia incaricato della ricerca, una figura che potrebbe rischiare di restare sullo sfondo e che invece Mara descrive con tale precisione da renderla subito familiare. Ogni personaggio trova il suo posto nel mosaico narrativo, senza mai risultare di troppo o artificiale.
La grande abilità dell’autrice sta anche nel lavorare su più piani temporali: il presente che corre veloce, il passato recente che getta ombre e il passato più lontano che torna a bussare. Non ci sono sbalzi che confondono il lettore, al contrario: la narrazione è lineare, ogni passaggio aggiunge un tassello, ogni parola e ogni dialogo restituiscono un dettaglio in più su personaggi e ambientazioni.
Un esempio? I luoghi descritti sembrano abitati e vissuti dal lettore stesso, come se fossero posti visitati poco prima e ora riconosciuti alla perfezione. Le atmosfere sono rese concrete, tangibili: non solo viste, ma vissute. Poi, la metropolitana, il teatro perfetto di questa storia. Dopo aver letto il libro, non si potrà più guardare una stazione senza avvertire un brivido. Perché qui Mara ci dice una cosa precisa: non esiste lo straordinario, tutto può diventare ordinario. Le menzogne fanno parte dell’animo umano e ci accompagnano ogni giorno, anche quando fingiamo di non vederle.
La trama si muove con un ritmo sempre più serrato, insegnando al lettore quanto le persone intorno a noi possano nascondere e quanto il sottobosco delle vite apparentemente tranquille sia fitto di segreti. Lo stile è asciutto, diretto, senza orpelli: ogni frase arriva al punto, con una chiarezza che amplifica la tensione invece di attenuarla.
Ecco perché L’ultimo vagone non è soltanto un thriller ben congegnato: è una vertigine che accompagna anche a libro chiuso. Per noi di Zazibou è già uno dei preferiti di sempre.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.