
ph Rai Play
Come può un attore renderci tutte colpevolmente vulnerabili? Non lo sappiamo, ma eccoci qui, un esercito di donne emancipate che scrollano Instagram e sospirano come liceali al primo amore. Diciamolo, ragazze: c’è qualcosa in Luca Marinelli che ci sta facendo perdere la testa. Non sappiamo esattamente cosa sia – il sorriso, quegli occhi profondi o la voce che sembra una coccola – ma è ufficiale: è il nostro nuovo crush nazionale. Come se non bastasse canta anche Springsteen. Dai. Daiiiii.
Marinelli non è solo un attore di talento – no, troppo facile. È il protagonista delle nostre chat con le amiche, l’argomento dei dibattiti di oggi.
Non parliamo di bellezza canonica. Marinelli è bello, certo, ma la sua forza sta nell’essere un mosaico di elementi che a funzionano benissimo: un sorriso sornione, occhi capaci di passare dalla profondità esistenziale alla sfacciataggine di chi ha appena rubato l’ultimo biscotto.
Ma attenzione, il suo fascino è politico. Marinelli si inserisce in una narrativa che ci piace: l’uomo empatico, talentuoso, con il fascino bohémien ma senza la tossicità che di solito accompagna questa combo. Ci innamoriamo di lui perché, per una volta, sembra di poter abbassare la guardia senza rischiare delusioni.
Eppure, Luca ci intriga perché, oltre al talento, sembra possedere quella rara qualità: il quiet confidence. Non si sovraespone, non urla il suo genio al mondo. Anzi, preferisce i ruoli complessi, i film difficili, le interviste in cui si apre senza autocompiacimento. È quasi un manifesto vivente del “non devo dimostrare niente, ma lo farò lo stesso, con classe.”
Dunque, possiamo sdoganare l’innamoramento per Luca Marinelli? Sì. Marinelli ci ispira a vivere con più passione, a scegliere la complessità e a non scusarci per ciò che ci emoziona.
In fondo, forse non ci stiamo innamorando di Luca Marinelli, ma di quello che rappresenta: o almeno, questa è la scusa che daremo alla nostra terapeuta.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.