
Si chiude a Bari la 17ª edizione del Bif&st – Bari International Film&TV Festival, diretto da Oscar Iarussi, con i premi della sezione Meridiana, il concorso internazionale dedicato alle anteprime dai Paesi del Mediterraneo. Un’edizione che conferma una linea precisa: cinema che scava nelle identità, nei conflitti personali e nei rapporti familiari, con uno sguardo che resta sempre concreto, mai decorativo.
A guidare la giuria Roberto Andò, insieme a Diana Martirosyan, Giovanni Orlando, Fatma Sfar e Ahmed Shawky. Le scelte raccontano una direzione chiara, dove la ricerca formale si intreccia con storie che interrogano il presente.
Il premio principale va a Sorda – Il silenzio degli altri di Eva Libertad, che conquista anche il riconoscimento per la migliore interpretazione maschile con Álvaro Cervantes. Il film lavora sulla complessità della diversità e sui suoi effetti nelle relazioni più intime, costruendo un racconto che tiene insieme maternità, famiglia e fragilità senza semplificazioni.
Per la regia viene premiata Hafsia Herzi con La Petite Dernière, un percorso di crescita che si muove tra radici culturali e tensione verso un altrove possibile. Il film tiene un ritmo irregolare, vicino agli scarti dell’adolescenza, e trova proprio lì la sua forza.
Il riconoscimento per il miglior contributo artistico va a Hana Jušić per God Will Not Help, dove il lavoro visivo costruisce un linguaggio autonomo. Luce e ombra, paesaggio e corpi entrano nella narrazione e diventano struttura, non semplice atmosfera.
Tra gli interpreti, spicca la giovane Doha Ramadan, premiata per Happy Birthday di Sarah Goher. Una presenza che tiene insieme innocenza e consapevolezza, muovendosi dentro un contesto sociale rigido senza perdere intensità.
Menzione speciale per Man of the House di Andamion Murataj, con l’interpretazione di Drita Kaba Karaga: un personaggio costruito su una tensione identitaria forte, che trova nella recitazione una misura essenziale.
Nel complesso, la sezione Meridiana restituisce un Mediterraneo attraversato da storie che parlano di trasformazioni personali e collettive. Non un mosaico folklorico, ma un territorio narrativo in movimento, dove il cinema continua a interrogare ciò che cambia e ciò che resta.
Il festival, promosso dalla Fondazione Apulia Film Commission con il sostegno della Regione Puglia e del Ministero della Cultura, conferma il proprio ruolo come spazio di incontro tra industrie e linguaggi. Bari, ancora una volta, diventa un punto di passaggio per chi prova a raccontare il presente senza scorciatoie.

Dalla tribou di Zazibou