
(ma continuiamo a dire che sono bellissime)
Diciamocelo: ci sono serie tv che amiamo alla follia, ma che a conti fatti non abbiamo realmente capito. Non lo ammetteremmo mai in pubblico, ma dentro di noi si agita un piccolo spettatore confuso che ha solo una domanda: “Ma cosa ho appena visto?”
Eppure, le abbiamo difese nelle cene con gli amici, citate nei post su Instagram, consigliate con la solennità che si riserva ai capolavori. Perché certe serie non si guardano con la testa. Si guardano col cuore. E con Google aperto accanto.
Ecco le nostre 5 scelte (con affetto e un po’ di autoironia):
1. Dark (Netflix)
Viaggio nel tempo, buchi neri, alberi genealogici impazziti. Dopo la seconda stagione ci siamo arresi: ogni personaggio è il padre, il figlio, e anche il nonno di se stesso. Ma che atmosfera! Che musiche! Che fotografia!
Capito poco. Emozionati tanto.
2. Twin Peaks (Sky/Paramount+)
La serie culto di David Lynch che ancora oggi ci fa dire: “Ma Laura Palmer… era viva o no?” Visionaria, surreale, onirica. E profondamente disturbante.
Non sappiamo cosa sia successo nella terza stagione. Ma ci piace credere che sia successo davvero. La verità? La adoriamo.
3. The OA (Netflix)
Un mix di danza interpretativa, viaggi interdimensionali, e pesci ciechi. Una delle serie più affascinanti e inspiegabili degli ultimi anni. Cancellata troppo presto, forse perché nessuno – nemmeno Netflix – aveva capito dove stesse andando a parare.
Abbiamo pianto nel finale. Anche se non sappiamo esattamente perché.
4. Euphoria (Sky)
Bellissima, esteticamente travolgente, un pugno nello stomaco adolescenziale. Ma a volte il confine tra sogno e realtà si dissolve talmente tanto che ti chiedi se anche tu, come Rue, hai preso qualcosa.
Forse non abbiamo capito tutto, ma Zendaya è un manifesto emotivo ambulante.
5. 1899 (Netflix)
Dai creatori di Dark, una nave, dei misteri, un codice criptico e una piramide. Dopo otto puntate intense e una rivelazione da mind-blow finale… Netflix l’ha cancellata. Lasciandoci con l’unica certezza: non abbiamo capito niente.
Ma che esperienza visiva, signora mia.
A volte le serie tv non vanno capite. Vanno vissute. Confusamente, intensamente, perdendosi nei sottotesti e nei finali ambigui. In fondo, il bello è anche questo: non sapere tutto, ma farsi domande.
E se qualcuno ci chiede “ma di cosa parla?”, possiamo sempre rispondere con un sorrisetto colto:
“È complesso, va visto.”
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Giornalista, mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore) e molti contributi sono stati pubblicati in diversi saggi. Ho un laboratorio di digital stoytelling presso l’Università del Salento.
Docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alterno comunicati stampa, la mia disappunti a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.