
Il dolore si canta, primo EP del cantautore barese Scianni, disponibile su tutte le piattaforme digitali, appartiene a un tempo raro e controcorrente: quello della pausa e dell’ascolto profondo.
Cinque tracce, poco più di sedici minuti, bastano a delineare un universo emotivo compatto e coerente, frutto di un lungo processo di sedimentazione. Non un debutto frettoloso, ma un esordio pensato, maturato nel silenzio e nella distanza, come se l’artista avesse scelto di sottrarsi per tornare con parole necessarie. Il dolore si canta è, prima di tutto, un atto di esposizione: Scianni decide di rivolgersi a sé stesso senza filtri, trasformando l’esperienza personale in materia narrativa e musicale.
Il titolo non è una metafora indulgente, ma una dichiarazione di poetica. Il dolore, qui, non viene esibito né spettacolarizzato: viene cantato perché attraversato, riconosciuto, trasformato. È una scrittura che non cerca l’effetto, ma la verità emotiva; che non teme la fragilità, anzi la assume come punto di partenza. In questo senso, l’EP si configura come un primo, vero viaggio di consapevolezza, fatto di scelte, accettazioni e sguardi finalmente rivolti verso l’interno.
Dal punto di vista sonoro, Il dolore si canta mostra una cura particolare per le atmosfere e per le sfumature. Le produzioni – firmate da Gianni Pollex, Luca Giura (Molla), Andrea Messina e Rebtheprod – costruiscono un paesaggio musicale intimo ma mai chiuso, capace di ampliare il respiro emotivo dei brani senza soffocarne la delicatezza. La dimensione cantautorale si apre così a soluzioni contemporanee, mantenendo sempre centrale la voce e la parola.
L’EP si apre con Montagne, brano che mette subito a fuoco uno dei nuclei tematici del progetto: l’atto di guardarsi dentro come primo gesto d’amore verso sé stessi. È una canzone che invita alla verticalità, allo sforzo lento dell’ascesa interiore. Sottovoce sceglie invece la via della contemplazione: nasce dall’osservazione di una coppia in inverno, davanti al mare, e racconta un legame fatto di gesti minimi e memorie condivise, in cui la distanza non spezza ma rafforza.
Con Nuda emerge il tema della rinascita: qualcuno – o qualcosa – che restituisce vita proprio nel momento in cui sembrava perduta. Qui la scrittura si fa più carnale, attraversata da chimiche emotive, passioni e insicurezze che convivono senza risolversi. Invisibile, focus track per radio e playlist, introduce una tensione più inquieta: il nascondersi come prova, l’osservare l’altro per capire quanto sia disposto a entrare nel nostro mondo. È una canzone che nasce dalle ferite, dalla fiducia tradita, e che mette in scena il bisogno di essere cercati.
Chiude l’EP Riesci a vedere, brano che suona come un bilancio provvisorio e insieme come una promessa. È un inno al cammino già percorso e a quello ancora da immaginare, un invito a fermarsi per riconoscere le proprie origini e orientare il desiderio verso una direzione possibile. Non una risposta definitiva, ma una sospensione fiduciosa.
Scianni, classe 1995, porta con sé una storia fatta di mare, partenze e ritorni. Bari non è solo un luogo biografico, ma una matrice emotiva che attraversa il suo immaginario: il mare come presenza costante, come mancanza quando si è lontani, come spazio mentale prima ancora che geografico. Dopo i primi singoli e un’intensa attività live tra Bari, Roma e Milano, l’incontro con il produttore Gianni Pollex segna l’inizio di un nuovo percorso artistico che trova in questo EP una prima, compiuta dichiarazione d’intenti.
Il dolore si canta non cerca di stupire, ma di restare. È un lavoro che si muove in sottrazione, che sceglie la sensibilità come forma di resistenza e la lentezza come atto politico. In un panorama spesso dominato dall’urgenza di mostrarsi, Scianni sceglie il coraggio più difficile: quello di guardarsi davvero. E di cantarlo.

Dalla tribou di Zazibou