
No, questa non è una recensione come le altre. È uno spazio. Una possibilità. Un “ok, parliamone”.
Perché Giordano, in arte rosewood, ha 29 anni, viene da Terni (sì, Umbria, centro pieno, cuore punk), e ha appena pubblicato “Disordine”, il suo primo EP da artista solista e indipendente. Cinque tracce che non chiedono il permesso e nemmeno il giudizio: si presentano e basta, come ha fatto lui, con una mail diretta, onesta, senza lustrini né supercazzole — anche perché, l’ha scritto lui stesso, “sono il mio ufficio stampa”. E forse è proprio questo che ci ha convinti.
In un’epoca in cui tutti cercano di sembrare qualcosa o si sentono qualcuno, rosewood arriva con una dichiarazione di intenti: “inseguo il sogno, senza troppi giri di parole”. E già questo, per noi, vale un clic.
Disordine non è solo un titolo: è un manifesto. C’è l’indie che brucia piano, la techno che sfiora, il pop che si spezza e si ricompone. Ci sono le sonorità storte che piacciono a chi ha ballato (e pianto) nei club scrostati, ci sono beat che sanno di provincia e ambizione, di voglia di rompere tutto con gentilezza.
È un EP che non si può incasellare, e va bene così. Perché rosewood è uno che non ha firmato con nessuna major, ma con la sua voglia di esserci. Non ha un team, ma ha una voce che vuole essere ascoltata. Non ha strategie, ma un’estetica precisa: fatta di verità che non fanno rumore ma restano lì.
Lo diciamo subito: ci ha fregati il tono. Quel modo leggero e brillante di presentarsi che somiglia più a un post che a una bio. Poi abbiamo ascoltato Disordine — e sì, ci siamo cascati di nuovo. Perché in mezzo al caos c’è lucidità, in mezzo alle contaminazioni c’è coerenza. E in mezzo alle canzoni, c’è un artista che, anche se fuori dal sistema, dentro ci mette tutto se stesso.
Quindi no, non è una recensione. È un benvenuto nel mondo che prova a fare spazio ai fuori formato. A chi ancora ci crede. A chi manda una mail e ci scrive dentro tutto il sogno.
Benvenuto, rosewood. Disordine approvato.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.