
Ogni anno, l’8 marzo arriva con il suo carico di mimose, offerte speciali, serate a tema e frasi fatte. Ogni anno, lo stesso copione stanco si ripete: auguri, fiori, cene tra amiche. E ogni anno, chiamiamo tutto questo “Festa della Donna” come se ci fosse davvero qualcosa da festeggiare.
Ma no, non c’è niente da celebrare. Perché se la chiamate festa, non avete capito niente.
L’8 marzo non è una festa. È la memoria di chi ha combattuto per i diritti che oggi diamo per scontati — e di quelli che ancora ci vengono negati. È il ricordo delle operaie morte in fabbrica, delle battaglie femministe, delle voci che hanno urlato giustizia quando il mondo voleva solo silenzio.
Chiamarla festa è un insulto. È ridurre a folklore una storia di sofferenza e resistenza. È mascherare con il profumo delle mimose l’odore acre delle ingiustizie che ancora bruciano. Perché mentre voi fate gli auguri, noi contiamo i femminicidi. Mentre regalate fiori, noi leggiamo le statistiche sulla violenza domestica. Mentre prenotate cene, noi pensiamo ai salari più bassi, alla discriminazione, al catcalling, alle opportunità negate.
Non abbiamo bisogno di dolcezza, di regali, di complimenti. Abbiamo bisogno di ascolto, di rispetto, di diritti. Abbiamo bisogno che l’8 marzo torni ad essere quello che era: una giornata di rivendicazione, non una celebrazione vuota.
Quindi tenetevi le mimose. E se volete onorare davvero questa giornata, scendete in piazza. Informatevi. Ascoltate le storie delle donne. Supportate le loro lotte. Perché finché chiamerete questa giornata una festa, continuerete a non aver capito niente.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.