Libri > Ultracorpi. La danza, la forza, la sparizione: Francesca Marzia Esposito indaga la vertigine del corpo come campo di battaglia

LibriLuglio 18, 2025

Cosa resta di un corpo quando smette di essere carne e diventa progetto? Quando ogni gesto è calcolo, ogni porzione di pelle un’area da rimodellare, da contenere o da espandere? In Ultracorpi, edito da minimumfax nell’aprile 2024, Francesca Marzia Esposito – autrice, danzatrice, insegnante – costruisce un’opera ibrida e visionaria che è saggio, memoir, riflessione politica e mitologia contemporanea. Un testo che interroga il corpo, o meglio, i corpi: quelli che si plasmano, che si allenano, che scompaiono, che esplodono. Corpi femminili e maschili, desideranti, dolenti, meccanici, angelici o mostruosi.

Nata a Milano, con una formazione che attraversa il DAMS di Bologna e un master in Scrittura per il cinema all’Università Cattolica, Francesca Marzia ha già pubblicato due romanzi (La forma minima della felicità, Corpi di ballo) e racconti su riviste come Granta, GQ, ’tina e Colla. In questo nuovo lavoro spinge ancora oltre il suo sguardo sull’identità e la materia che la ospita: la pelle, il muscolo, l’osso, il peso, il movimento.

Ultracorpi è una cartografia del desiderio di perfezione, un’indagine lucida e insieme viscerale sulle forme della disciplina, della fatica, dell’ambizione. La danza, il body building, la ginnastica diventano archetipi di un culto contemporaneo: quello della performance fisica, del controllo assoluto, della negazione della fragilità. Le figure evocative di Carla Fracci, Rudolf Nureyev, Roberto Bolle, Arnold Schwarzenegger, Ronnie Coleman e Iris Kyle vengono convocate come icone e spettri, protagonisti di un mito moderno che racconta la tensione tra ascesi e ossessione, tra bellezza e dolore.

Il corpo, ci dice Esposito, è il primo linguaggio che impariamo e l’ultimo che ci abbandona. Ma è anche un campo minato: terreno di conflitto tra ciò che siamo e ciò che dovremmo essere. Così, pagina dopo pagina, l’autrice scava nelle distorsioni della nostra epoca, tra anoressia e vigoressia, tra assenza e ingombro, tra il desiderio di sparire e quello di imporsi.

Ultracorpi è anche un testo politico, perché ogni corpo è una storia, un’impronta sociale, un codice culturale. Ma soprattutto è un testo poetico, attraversato da immagini che restano nella mente come ferite aperte: uno specchio che non riflette, un piede sanguinante dentro una scarpetta da punta, un bicipite teso che non conosce tregua.

È un libro che non rassicura, non consola, ma interroga con intelligenza e compassione. Perché dietro ogni tentativo di perfezione c’è sempre una domanda che pulsa in silenzio: cosa siamo disposti a sacrificare per non sentire di essere “troppo” o “troppo poco”? E soprattutto: chi decide cosa significa essere “giusti”?

Ora si tende a misurare il valore delle persone attraverso la superficie che abitano, per questo Ultracorpi è un atto di resistenza, un tentativo di riappropriarsi del corpo come luogo di verità, e non solo di rappresentazione. Francesca Marzia Esposito firma un’opera che lascia il segno, come un livido, come una carezza, come un corpo che finalmente si racconta senza paura.

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