
Cosa resta di un corpo quando smette di essere carne e diventa progetto? Quando ogni gesto è calcolo, ogni porzione di pelle un’area da rimodellare, da contenere o da espandere? In Ultracorpi, edito da minimumfax nell’aprile 2024, Francesca Marzia Esposito – autrice, danzatrice, insegnante – costruisce un’opera ibrida e visionaria che è saggio, memoir, riflessione politica e mitologia contemporanea. Un testo che interroga il corpo, o meglio, i corpi: quelli che si plasmano, che si allenano, che scompaiono, che esplodono. Corpi femminili e maschili, desideranti, dolenti, meccanici, angelici o mostruosi.

Nata a Milano, con una formazione che attraversa il DAMS di Bologna e un master in Scrittura per il cinema all’Università Cattolica, Francesca Marzia ha già pubblicato due romanzi (La forma minima della felicità, Corpi di ballo) e racconti su riviste come Granta, GQ, ’tina e Colla. In questo nuovo lavoro spinge ancora oltre il suo sguardo sull’identità e la materia che la ospita: la pelle, il muscolo, l’osso, il peso, il movimento.
Ultracorpi è una cartografia del desiderio di perfezione, un’indagine lucida e insieme viscerale sulle forme della disciplina, della fatica, dell’ambizione. La danza, il body building, la ginnastica diventano archetipi di un culto contemporaneo: quello della performance fisica, del controllo assoluto, della negazione della fragilità. Le figure evocative di Carla Fracci, Rudolf Nureyev, Roberto Bolle, Arnold Schwarzenegger, Ronnie Coleman e Iris Kyle vengono convocate come icone e spettri, protagonisti di un mito moderno che racconta la tensione tra ascesi e ossessione, tra bellezza e dolore.
Il corpo, ci dice Esposito, è il primo linguaggio che impariamo e l’ultimo che ci abbandona. Ma è anche un campo minato: terreno di conflitto tra ciò che siamo e ciò che dovremmo essere. Così, pagina dopo pagina, l’autrice scava nelle distorsioni della nostra epoca, tra anoressia e vigoressia, tra assenza e ingombro, tra il desiderio di sparire e quello di imporsi.
Ultracorpi è anche un testo politico, perché ogni corpo è una storia, un’impronta sociale, un codice culturale. Ma soprattutto è un testo poetico, attraversato da immagini che restano nella mente come ferite aperte: uno specchio che non riflette, un piede sanguinante dentro una scarpetta da punta, un bicipite teso che non conosce tregua.
È un libro che non rassicura, non consola, ma interroga con intelligenza e compassione. Perché dietro ogni tentativo di perfezione c’è sempre una domanda che pulsa in silenzio: cosa siamo disposti a sacrificare per non sentire di essere “troppo” o “troppo poco”? E soprattutto: chi decide cosa significa essere “giusti”?
Ora si tende a misurare il valore delle persone attraverso la superficie che abitano, per questo Ultracorpi è un atto di resistenza, un tentativo di riappropriarsi del corpo come luogo di verità, e non solo di rappresentazione. Francesca Marzia Esposito firma un’opera che lascia il segno, come un livido, come una carezza, come un corpo che finalmente si racconta senza paura.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.