
Oggi vi portiamo dritti nel mondo super pop di Alessio Bruno, l’artista che dietro al brand AB81, nel corso della sua carriera ha conquistato tanti nomi importanti, da Naomi Campbell fino a collaborare con riviste come Cosmopolitan, Elle, e Vanity Fair! Preparatevi a un viaggio tra colori, icone e tanta, tantissima libertà creativa.
Ciao Alessio, benvenuto su Zazibou! Raccontaci i tuoi inizi e del tuo viaggio dalla Puglia a Torino e ritorno.
Grazie a voi per l’invito! Oh wow… ci vorrebbe davvero un capitolo intero per raccontare questo viaggio, iniziato quando, a 18 anni, sono salito su un treno da Martina Franca diretto a Torino. Lo so, sembra l’inizio di un vecchio romanzo di appendice — mancava solo la valigia di cartone! Ahah. In realtà avevo solo una gran voglia di scoprire il mondo, mettermi in gioco e trovare il mio posto.
Ricordo che durante quel viaggio, nelle cuffie avevo Asile’s World di Elisa. L’ho ascoltato così tante volte che penso di averlo consumato. Quelle canzoni mi hanno accompagnato nel passaggio tra il “prima” e il “dopo”, mentre lasciavo la mia casa per una città in cui non conoscevo nessuno. Torino mi ha accolto con la sua eleganza sfaccettata e un po’ scontrosa. Avevo deciso di iscrivermi allo IED, l’Istituto Europeo di Design, scegliendo l’indirizzo in Graphic Design. Sono stati tre anni intensi e ricchi di stimoli, che mi hanno poi portato a lavorare in una delle agenzie di comunicazione più importanti della città. Ci sono rimasto per ben 15 anni. Un periodo bellissimo, a volte durissimo, ma estremamente formativo. Torino, per me, è casa. Lo è ancora oggi: ci torno ogni volta che posso. È una città spesso fraintesa, vista come grigia o operaia, ma in realtà è colta, viva, piena di ispirazione e di spigoli affascinanti.
È lì che mi sono formato, come persona e come creativo. Lì ho incontrato persone speciali, soprattutto una che ha saputo supportarmi nel mio progetto artistico e ovviamente amicizie che durano ancora oggi. Poi, nel 2016, complice una serie di coincidenze o forse un disegno più grande, chissà, è arrivato il momento di tornare in Puglia. Sai com’è la vita… Quando salii sul taxi per andare all’aeroporto, ironia della sorte, alla radio passava proprio Asile’s World. E lì ho capito che un cerchio si stava chiudendo. Un bellissimo capitolo si concludeva, pronto a lasciar spazio a qualcosa di nuovo.
Ammetto che il ritorno in Puglia non è stato semplice. Mi sono ritrovato immerso in uno stile di vita che non mi apparteneva più. Quando torni solo d’estate è tutto “figo”, tutto instagrammabile. Ma viverci tutto l’anno… è un’altra storia. Ho dovuto riorganizzarmi, adattarmi, ritrovare il mio spazio. Poi ho iniziato a lavorare in un’azienda di moda, e lì si è aperto un nuovo mondo. Ho avuto modo di scoprire davvero il potenziale di questa terra, ricca di energia, talento e voglia di creare. Questo ha influenzato ancora di più il mio progetto POPFACE.
Ti sei definito un “pop-viaggiatore”. Ci racconti come le due terre, Puglia e Torino, hanno influenzato la tua arte?
Sì, mi piace definirmi un pop-viaggiatore perché mi sento sempre in movimento: la mia mente è costantemente altrove, anche quando fisicamente sono fermo. Torino e la Puglia rappresentano per me due poli opposti, due anime diverse che convivono dentro di me, forse anche perché sono dei Gemelli! Ahaha! Ho proprio questa doppia natura: razionale da una parte, istintiva dall’altra. Entrambe sono fondamentali nel mio percorso creativo. Torino mi ha dato struttura, metodo, uno sguardo più razionale. È una città che ti educa all’essenzialità, ti spinge ad andare in profondità, senza troppi fronzoli. È lì che ho imparato il rigore del design, il valore della cultura visiva, l’importanza della progettazione. Mi ha insegnato a costruire un pensiero creativo solido, con basi forti. La Puglia, invece, è istinto, luce, materia. Tornarci ha risvegliato in me il bisogno di esprimermi in modo più diretto, più emotivo, meno filtrato. Qui tutto è più sincero: il sole che brucia, i colori netti, i contrasti forti. E poi c’è la lentezza… che all’inizio ho vissuto come un ostacolo, lo ammetto. L’ho iniziata ad apprezzare, ma solo un po’ ahahah! Questa lentezza però, togliendomi dalla frenesia della grande città dove “correre” è quasi un riflesso vitale, mi ha restituito tempo, spazio mentale, e soprattutto respiro.
Anche se alla fine… corro pure qui! Ahah! Ma quando mi trovo davanti a un tramonto, mi fermo. È come se stessi davanti a un’opera d’arte. In un certo senso, potrei dire che Torino mi ha insegnato a pensare l’arte, la Puglia a sentirla. Il mio progetto POPFACE nasce proprio da questo doppio sguardo: un mix di ordine e istinto, progettualità e vibrazione emotiva.
Le tue opere sono un tripudio di colori, forme geometriche e dive che diventano “Icone del Sacro Impero del Pop”. Il tuo primo artwork è stato dedicato a Jessica Fletcher! Come è nata la tua prima opera AB81 e quali sono stati gli elementi che l’hanno influenzata?
“Icone del Sacro Impero del Pop”… mi fa sorridere! La riutilizzerò di sicuro. Chi mi conosce sa che ho un amore folle per la Signora in Giallo, la mitica Jessica Fletcher. Come tanti figli degli anni ’80, sono cresciuto con lei: tornavo da scuola, accendevo la TV, e a pranzo c’era sempre lei, con il suo look iconico, i suoi cardigan, la bici Cabot Cove. Il modo in cui indagava, quel suo stile inconfondibile… la amavo già allora. Ahah! Tornando alla tua domanda: AB81 è nata in un periodo in cui lavoravo tantissimo, ero sotto pressione continua, immerso in un mondo creativo ma anche molto strutturato, fatto di brief, clienti, scadenze. Sentivo il bisogno di ritrovare uno spazio solo mio, di libertà espressiva. Così ho iniziato a sperimentare. Disegnare, dipingere ma devo dire… erano piuttosto bruttarelli ahah!
Poi un giorno, seduto al mio Mac, è scattato qualcosa: ho cominciato a elaborare immagini, a prendere elementi iconici della cultura sacra — l’aureola, il colore oro, dettagli floreali — e li ho combinati con personaggi che per me avevano un significato, che mi comunicavano qualcosa. E poi tanto colore. Jessica è stata la prima. Una vera icona pop.

Sappiamo che hai lasciato un lavoro da Art Director per rincorrere la tua visione creativa senza “paletti” ed hai affermato che “Essere Pop significa libertà”. Ci spieghi meglio cosa intendi?
Per me è così: POP è libertà. Essere pop significa potersi esprimere liberamente, senza etichette, senza regole imposte da fuori. È essere quello che vuoi essere, anche solo per un giorno. Libertà di cambiare, libertà di pensiero, di forma, di identità. E oggi, più che mai, credo sia fondamentale difendere questo spazio di libertà. Ma questa libertà — e ci tengo a dirlo — deve sempre nascere e vivere nel rispetto dell’altro. Non c’è vera libertà se non c’è rispetto reciproco. POP, per me, è proprio questo: uno spazio aperto, fluido, in cui tutto può convivere, ma dove l’inclusività è la base, non un’opzione. Viviamo in un’epoca in cui tutto è iper-definito, iper-giudicato, e la creatività spesso finisce incastrata in meccanismi rigidi. Invece il pop, nella sua essenza, è inclusivo, curioso, libero di mischiare alto e basso, sacro e profano, kitsch e profondo. È proprio questo che mi affascina: non pone limiti, anzi, li confonde. E poi parliamoci chiaro: bisogna anche imparare a non prendersi troppo sul serio. Serve un po’ di leggerezza, ogni tanto. L’ironia, per me, è una forma di lucidità. Come dice un’altra grande icona pop, Amanda Lear: “Bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno… con un po’ di vodka.” E se questo non è pop… allora cosa lo è?
La tua arte ha conquistato personaggi come Diane Pernet, MariaCarla Boscono e persino Naomi Campbell e di recente, tra gli altri, anche Giorgia. Come ci si sente a vedere le proprie opere amate da queste icone?
È una sensazione strana, bellissima, quasi surreale. Ogni volta mi emoziono come fosse la prima. Non perché cerchi approvazione — anzi, POPFACE è nato senza aspettative, come un gioco — ma perché quando persone che hanno segnato l’immaginario collettivo, che sono loro stesse delle icone, si ritrovano in ciò che faccio… beh, è come se si chiudesse un cerchio. Diane Pernet è stata una delle prime a notarmi, e da lì in poi si sono aperti contatti e connessioni che non avrei mai immaginato. Mariacarla, Naomi, Giorgia e tante altre… sono tutte figure che ammiro, ognuna con una forza, un carisma e una visione unica. Sapere che qualcosa nato in modo così personale e libero possa arrivare fino a loro, mi emoziona davvero. Ma la verità è che ogni volta che qualcuno — famoso o no — si emoziona davanti a un mio lavoro, io mi sento grato. È questo che mi dà la spinta per continuare. Pensare che una mia POPFACE possa emozionare qualcuno al punto da volerla nella propria casa… significa che si è creata una connessione sincera. E quella, per me, vale più di qualsiasi like.

Hai già collaborato con Cosmopolitan Italia e tanti stilisti e influencer. C’è qualcuno in particolare con cui sogni di collaborare in futuro?
Domanda difficile! Ce ne sono tanti, in realtà. Ho avuto la fortuna di collaborare con persone e realtà che stimo davvero, ma il bello di questo percorso è che le cose più belle sono sempre nate in modo spontaneo e naturale, senza pianificazione. Ogni nuova collaborazione mi sorprende, ed è proprio questo che la rende speciale. Detto questo, sì, un sogno ce l’ho. Mi piacerebbe tantissimo creare qualcosa di POP con figure iconiche della musica e della moda. Penso a Madonna, che per me resta la regina indiscussa del pop, ma anche a Björk, che considero arte vivente, una visionaria totale, con un universo visivo e sonoro unico. Ma alla fine, quello che cerco davvero in una collaborazione è l’affinità umana e creativa, non solo il nome. Quando c’è una connessione sincera, anche il progetto più semplice può diventare potente. E spesso, le cose più belle arrivano proprio da dove non te lo aspetti.
Ultima domanda, e forse la più importante: un sogno nel cassetto che vuoi condividere con i lettori di Zazibou?
Il sogno più grande, in fondo, è continuare a fare ciò che amo senza snaturarmi, restando fedele a quella scintilla iniziale con cui tutto è cominciato: il gioco, la libertà, la curiosità. Mi piacerebbe portare POPFACE sempre più in giro, farlo diventare un progetto espositivo internazionale… chissà! E poi lo confesso: sogno anche un libro POP. Ho già in mente il titolo: Icone del Sacro Impero del Pop… ahahah! Una raccolta di tutte le mie icone pop. Un oggetto da sfogliare, da lasciare sul tavolo, da regalare, da guardare ogni volta con occhi nuovi, come se fosse la prima. Ma più di tutto, il sogno vero è non perdere mai il gusto di sorprendermi. Finché avrò quella scintilla, saprò di essere sulla strada giusta.

Sono Antonietta Caragnano, ma chiamatemi Anto. Un’anima con la Puglia nel DNA e il mondo nel cuore, sempre pronta a scoprire e raccontare. Appassionata di natura, viaggi (“una dal trolley facile”!) e di tutto ciò che nutre corpo e spirito: cibo, vino, arte, sapere, incontri e racconti. Ho una formazione classica, studi in giurisprudenza, e un interesse spiccato per la lettura e la scrittura, da sempre mie complici nel fantasticare e sognare. Ho avuto il piacere di immergermi nel mondo del turismo, occupandomi, in tempi non sospetti, di curare le experience che rendevano indimenticabili i viaggi per chi scopriva il nostro paese. Dopo anni trascorsi a organizzare eventi e a tessere trame di comunicazione in giro per l’Italia, eccomi qui, come una figliola prodiga, di nuovo a Lecce.
Qui su Zazibou, mi dedico a scrivere storie e a condividere un po’ del mio mondo vagabondo, rientrata per ora a casa ma con un occhio sempre all’orizzonte. Chissà cosa ci riserva il futuro!