
Sasio, musicista napoletano già voce e anima dei Sula Ventrebianco, debutta da solita. Il suo primo album da solista, SASIO (La Tempesta / Believe), uscito il 24 ottobre, non è solo un esordio ma una dichiarazione di esistenza: un attraversamento lucido e ruvido delle ferite personali e collettive.
Dopo anni di silenzio discografico, Sasio torna con undici brani che sembrano scritti nel cemento delle periferie flegree e incisi nella carne. Con la produzione di Giulio Ragno Favero, già al fianco de Il Teatro degli Orrori, costruisce un racconto sonoro che oscilla tra elettronica graffiata e aperture cinematografiche, tra rabbia e tenerezza, tra lingua napoletana e italiano. È un album di contrasti, dove la durezza del vivere convive con una fragilità che diventa forza.
Nel brano d’apertura, Invincibile, il dialetto e la voce scavano nella violenza e nell’indifferenza contemporanee, denunciando la nostra abitudine al dolore, la perdita di valore della famiglia, la cecità politica e il peso dell’inerzia. Il videoclip (online su YouTube) amplifica questo senso di urgenza, mostrando un’umanità che si sporca le mani per non scomparire.
Il percorso di SASIO è un viaggio dentro l’anima di un uomo che non si sottrae alla vita. C’è la dolcezza ferita di Vincent, il romanticismo disilluso di Celeste, la ferocia sociale di Nfunn, dove il mare diventa tomba e vergogna collettiva. In Re Mida il potere è maledizione, in Cristallo si sente il peso di un padre assente, in Fragili ossa l’eco delle morti bianche si fa poesia civile. Tutto convive, tutto si tiene, tutto brucia.
Il suono è stratificato e denso, ma non artefatto: Favero lo costruisce come un corpo vivo, che pulsa tra bassi profondi, synth ruvidi e linee vocali che non temono l’imperfezione. È un disco che respira, che vibra tra l’urgenza di chi ha lavorato con le mani e la visione di chi guarda la realtà con un occhio ferito ma lucido.
Sasio canta come chi conosce la fatica del giorno, ma non rinuncia al sogno. La sua voce piena diventa il simbolo di una generazione che non ha più paura di mostrarsi vulnerabile. In fondo, SASIO non è altro che questo: un atto d’amore verso la verità.
ph.Gennaro-Cimmino

Dalla tribou di Zazibou