Editoria pugliese, il nuovo direttivo di APE rilancia tra crisi del libro e bibliodiversità

LibriMarzo 14, 2026

Resistenza, bibliodiversità, difesa del libro come bene culturale e come settore economico. Sono queste le parole che hanno segnato l’ultima assemblea dell’Associazione Pugliese Editori, chiamata a rinnovare il direttivo in una fase che il comparto vive con evidente difficoltà. Il quadro è noto a chi lavora nel settore e a chi lo osserva da vicino: librerie indipendenti che chiudono, vendite stagnanti, sovrapproduzione editoriale, biblioteche che faticano a rafforzare il proprio patrimonio, pochi spazi davvero capaci di fare promozione culturale in modo continuativo.

Dentro questo scenario, APE prova a rimettere al centro una questione che riguarda molto più di una categoria professionale. Parla di accesso alla lettura, di qualità dell’offerta editoriale, di presidio culturale nei territori, di possibilità concrete per piccoli e medi editori di restare sul mercato senza rinunciare alla propria identità.

Un’associazione che compie quindici anni e rilancia la sua missione

Sono trentotto gli editori che oggi fanno parte dell’Associazione Pugliese Editori, arrivata al quindicesimo anno di attività. Nel corso dell’assemblea, la linea condivisa è emersa con chiarezza. “Siamo editori pugliesi e ci siamo associati con un obiettivo comune: promuovere il libro”, è stato ribadito durante l’incontro. “Da imprenditori svolgiamo un lavoro culturale ed economico e abbiamo voluto mettere insieme le nostre competenze per essere preparati alle grandi trasformazioni che caratterizzano la contemporaneità. Crediamo, infatti, che i libri siano uno strumento prezioso della quotidianità, perché permettono la comunicazione e l’approfondimento, l’incontro e il dialogo”.

Il punto, per gli editori pugliesi, non riguarda soltanto la tenuta delle singole realtà. Riguarda la possibilità di costruire una presenza collettiva più forte, capace di incidere sulle politiche culturali regionali e di rendere visibile il lavoro di chi pubblica libri con un’idea precisa di catalogo, con attenzione alla qualità editoriale e con un legame profondo con i contesti in cui opera.

Chi guiderà APE nel prossimo triennio

Il nuovo direttivo è composto da Simona Cleopazzo di Collettiva Edizioni, Giovanni Chiriatti di Kurumuny, Angela Schena di Schena Editore, Vito Antonio Loprieno di ERF Edizioni Radici Future, Luigi Dato di Progedit e dal presidente Livio Muci di Besa Muci, confermato per il secondo mandato.

La continuità, in questo caso, sembra accompagnarsi alla volontà di rafforzare la rete. Muci ha indicato tra i prossimi passi l’ingresso imminente di APE in una rete nazionale di associazioni regionali, con l’obiettivo di lavorare insieme sui nodi che riguardano l’editoria indipendente. Un passaggio che segnala una necessità precisa: uscire dall’isolamento, confrontarsi con problemi comuni, costruire strumenti condivisi.

Il nodo della lettura in Puglia

La frase che pesa di più, e che dà la misura del contesto in cui il nuovo direttivo si muoverà, è una constatazione amara: “La Puglia non è un paese per lettori”. È una formula netta, che richiama dati e percezioni ormai consolidati. La regione continua a collocarsi nelle fasce più basse delle classifiche relative alla lettura, mentre il sistema del libro sconta fragilità strutturali che si trascinano da anni.

Tra queste, gli editori indicano la riduzione delle librerie indipendenti, con un calo del 25% nel 2025 rispetto all’anno precedente, la sostanziale immobilità delle vendite, l’iperproduzione che affolla il mercato senza creare un reale consolidamento del pubblico, il depotenziamento del patrimonio bibliotecario e una programmazione culturale che, pur numerosa, non sempre si traduce in un investimento duraturo sui libri e sui lettori.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto quanti libri si vendono. Riguarda le condizioni che permettono a una comunità di leggere, scegliere, conoscere editori e collane, frequentare librerie e biblioteche, riconoscere nel libro un oggetto vicino alla vita quotidiana e non un bene distante.

La legge regionale sul libro, approvata ma mai attuata

Uno dei temi più urgenti indicati dal nuovo direttivo riguarda la legge regionale sul libro. Vito Antonio Loprieno ha richiamato l’attenzione su una questione che, per gli addetti ai lavori, ha un peso decisivo: la norma esiste, ma non ha mai trovato una reale applicazione.

“L’editoria è un settore industriale come gli altri con una filiera fatta di: editori, tipografie, librerie”, sottolinea, “in tutta la regione sono coinvolte migliaia di persone”.

Dentro queste parole c’è un punto politico preciso. Il libro, troppo spesso, viene considerato soltanto come espressione culturale, mentre il comparto editoriale mette in moto professionalità, imprese, distribuzione, stampa, commercio, promozione. Senza un riconoscimento concreto della filiera e senza strumenti regionali adeguati, il rischio è che resti in piedi quasi esclusivamente grazie alla tenacia delle singole realtà.

Il valore della dimensione associativa

Per Giovanni Chiriatti e Simona Cleopazzo, il lavoro collettivo resta uno degli elementi più importanti. L’associazione, in questa fase, rappresenta uno spazio necessario di confronto, di scambio di competenze e di costruzione di strategie comuni. Non si tratta soltanto di sommare voci diverse, ma di mettere a sistema esperienze editoriali che hanno storie, cataloghi e pubblici differenti.

C’è poi una convinzione che torna con forza: lettrici e lettori continuano a scegliere il cartaceo. Per questo la qualità editoriale, la cura dei libri, la ricerca e la coerenza del catalogo diventano fattori decisivi. Cleopazzo insiste su un aspetto altrettanto importante, cioè la necessità di accompagnare il pubblico verso scelte consapevoli. Significa proporre percorsi tematici, creare occasioni di incontro, mostrare che la lettura non è un gesto astratto riservato a pochi, ma una pratica concreta che produce conoscenza, immaginazione, attenzione, benessere.

Indipendenti non vuol dire minori

Angela Schena richiama un equivoco che nel settore si ripresenta spesso. Quando si parla di editoria indipendente, non si sta parlando di editoria minore. L’aggettivo indipendente, nel suo intervento, diventa una presa di posizione precisa. Vuol dire libertà di scelta, autonomia culturale, costruzione di un catalogo riconoscibile, capacità di investire su libri di ricerca e su temi che spesso restano fuori dalle logiche più standardizzate del mercato.

Schena insiste anche sulla necessità di creare in Puglia una Fiera dell’Editoria Indipendente, capace di far conoscere in modo più ampio la produzione regionale. Il punto è chiaro: molti editori pugliesi faticano a trovare spazi adeguati sia nelle librerie, soprattutto nelle catene, sia nei festival locali, che spesso riservano maggiore attenzione ai grandi marchi nazionali. La conseguenza è che una parte consistente del lavoro editoriale che si produce in regione resta poco visibile proprio nel territorio in cui nasce.

Formazione, scambio di esperienze, presenza pubblica

Tra le proposte emerse, c’è anche quella rilanciata da Luciano Pagano di Musicaos, che considera utile un impegno di APE sul fronte formativo e informativo, con iniziative aperte al pubblico. L’idea è semplice e concreta: ogni editore ha accumulato competenze, errori, intuizioni, strumenti. Mettere in circolo questo patrimonio può servire sia agli operatori del settore sia a chi vuole capire meglio come nasce un libro, come si costruisce un catalogo, quali sono oggi le difficoltà della filiera.

È un passaggio importante, perché sposta il discorso su un terreno operativo. Rafforzare l’editoria indipendente significa anche renderla più leggibile all’esterno, far conoscere il lavoro che c’è dietro i libri, creare pubblico, aprire spazi di confronto reale.

Una partita che riguarda tutta la filiera del libro

Quello emerso dall’assemblea dell’Associazione Pugliese Editori è un messaggio molto netto. La crisi c’è, ed è inutile aggirarla con formule rassicuranti. Allo stesso tempo, c’è la volontà di reagire con strumenti concreti: alleanze, pressione istituzionale, promozione della lettura, attenzione alla qualità, valorizzazione dell’editoria indipendente, richiesta di politiche regionali che restano ancora sospese.

Per APE si apre un triennio impegnativo. La sfida sarà tenere insieme rappresentanza, proposta e capacità di incidere. In gioco non c’è soltanto la condizione degli editori pugliesi. C’è il posto che il libro occupa nella vita culturale della regione, la possibilità di formare nuovi lettori e quella di dare continuità a un lavoro che, pur tra molte difficoltà, continua a tenere aperti spazi di confronto e di crescita.

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