
Tra borsette rosa, sarcasmo e consapevolezza, su TikTok e Instagram esplode una nuova ondata femminista che mescola estetica hyper-femminile e affermazione radicale
Un tempo si diceva “girl power” e si pensava alle Spice Girls che ballavano con gli stivaletti a zampa. Oggi, a scrollare TikTok, si parla di femininity era, delulu is the solulu, hot girl walks e girlhood as resistance. I termini cambiano, l’ironia si fa più tagliente, ma l’onda è la stessa: un’ondata femminista che rifiuta la semplificazione, si nutre di meme e contenuti iper-curati, ma ha dentro una fame di affermazione che brucia ancora.
Il trend è chiaro: recuperare tutto ciò che per decenni è stato considerato “superficiale”, “troppo rosa”, “troppo frivolo” e usarlo come armatura. Rossetti, fiocchi, abiti trasparenti, frasi che sembrano battute ma sono colpi secchi. Il nuovo femminismo pop non ha paura di sembrare esagerato. Anzi, ci gioca. Ma dietro le gif e gli outfit, c’è una narrazione consapevole che parte da un principio semplice: nessuna espressione della femminilità deve essere giustificata o ridicolizzata.
È la rivincita dell’estetica girly come forma di agency. Il rosa non è più un segno di debolezza, ma un codice che si riappropria della scena, che dice “sono qui” in modo non neutro. Account come @themanicfeminist, @sadgirlsclub o @feminist nelle stories spiegano le relazioni tossiche con le grafiche di un quaderno delle medie. Altri parlano di lavoro, sessualità, razzismo e salute mentale con linguaggio pop, senza perdere rigore. È la versione Gen Z dei pamphlet femministi: brevi, brillanti, condivisibili.
Certo, il rischio di estetizzazione c’è. Il rischio di restare in superficie anche. Ma sarebbe sbagliato liquidare tutto come moda passeggera. Questo femminismo da social è anche una forma di sopravvivenza e auto-narrazione in un mondo che pretende ancora donne performanti, perfette e sorridenti. Solo che ora, a sorridere, sono loro. E decidono anche quando smettere.

Dalla tribou di Zazibou