Giacomo Gatto torna con “piccoli in una stanza”, il nuovo singolo sui trentenni che fingono di stare bene

STAZIONE MUSICASettembre 7, 2026

Dal 4 settembre è fuori per Dumba Dischi il secondo singolo del cantautore di Anagni, classe 1998. Un brano nato in cameretta che parla di affitti, lavori, solitudine e di una generazione che prova a diventare adulta mentre continua a chiedersi come si faccia.

Avere trent’anni oggi significa anche guardarsi intorno e scoprire che nessuno sta facendo la stessa vita. L’amico con cui uscivi fino a qualche anno fa ha due figli, qualcuno è tornato a vivere con i genitori, qualcuno è partito e giura che non tornerà, altri continuano a cambiare lavoro e casa. Nel frattempo Instagram restituisce più o meno la solita versione: stiamo bene, lavoriamo, viaggiamo, abbiamo dei progetti.

Parla di questo “piccoli in una stanza”, il nuovo singolo di Giacomo Gatto, fuori dal 4 settembre per Dumba Dischi e secondo brano, dopo “schiaffo”, ad anticipare l’EP in arrivo. Gatto ha 28 anni, viene da Anagni e vive a Roma, quindi la generazione che racconta è la sua. Quella dei ventenni e trentenni italiani per i quali diventare adulti non ha seguito esattamente il programma previsto.

Nel brano entrano gli affitti, il lavoro, la stanchezza, la solitudine e soprattutto la sensazione di non essere mai abbastanza. Non c’è però il tentativo di fare un censimento generazionale o di spiegare perché stiamo tutti male. Gatto parte da qualcosa di molto più quotidiano: la distanza tra la vita che conduciamo e quella che raccontiamo agli altri.

«Sui social siamo sorridenti e produttivi, mentre ci rannicchiamo nella nostra solitudine», racconta il cantautore presentando il pezzo. Per lui la canzone è una protesta contro le piccole menzogne che diventano necessarie per convincersi che vada tutto bene. Anche quando bene non va.

Il verso «Poi marcire in affitto / Poi diventi un relitto / Poi mai abbastanza» riassume bene il tono. Non c’è nostalgia per un passato migliore e neppure una soluzione alla fine della canzone. C’è una generazione che studia, lavora, paga affitti, prova a costruire relazioni e intanto continua a confrontarsi con l’impressione di essere rimasta indietro rispetto a qualcuno.

“piccoli in una stanza” è nato, coerentemente con il titolo, in una cameretta. All’inizio era soltanto chitarra e voce, poi il lavoro con Giorgio Maria Condemi e Marco Dorizzi all’8pollici Studio di Roma ha portato dentro synth analogico, chitarra elettrica a dodici corde, fuzz, basso, percussioni, batteria e cori. La dimensione casalinga della prima demo è rimasta comunque alla base del pezzo.

Gatto arriva alla musica dopo un percorso piuttosto composito. È laureato in Lettere Moderne alla Sapienza, ha lavorato nella ristorazione, nell’istruzione e come tecnico del suono e backliner. Dopo il progetto Nomi Cose Città ha frequentato il biennio 2023-2025 di canzone dell’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, dove ha studiato e lavorato con musicisti e professionisti tra cui Nicolò Fabi, Giovanni Truppi, Piero Fabrizi e Pietro Cantarelli. Vincendo il bando Labor Work dell’Officina Pasolini ha poi potuto registrare l’EP che uscirà per Dumba Dischi.

Nella sua biografia si presenta così: «Sono laureato in lettere perché ce la sto mettendo tutta per essere disoccupato». Una battuta, certo, ma neppure troppo lontana dal mondo raccontato in “piccoli in una stanza”. Quello in cui essere diventati grandi e sentirsi grandi sono ancora due cose parecchio diverse.

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