
Se da un lato il mondo, in questo periodo, sembra cadere a pezzi, dall’altro c’è chi ancora crede che fare cultura significhi costruire relazioni, intrecciare storie e mettere in dialogo persone, territori e linguaggi diversi. È da questa idea che nasce Aspettando Filo d’Identità, l’anteprima primaverile del festival estivo promosso da Arci Valdarno Inferiore Aps, che dal 20 al 22 marzo 2026 torna ad animare alcuni centri tra le province di Pisa e Firenze.
La rassegna coinvolge Montopoli in Val d’Arno, San Miniato, Fucecchio, Pontedera ed Empoli, tracciando una geografia culturale che supera i confini amministrativi e mette al centro una rete di collaborazione costruita negli anni. Accanto ad Arci lavorano infatti le sezioni soci Coop Valdera, Valdarno Inferiore, Empoli e Fucecchio, insieme ai comuni coinvolti e a tre librerie indipendenti del territorio: Libreria Vivo di Pontedera, Blume Concept Store di Fucecchio e Rinascita Ubik di Empoli.
Il cuore del progetto sono gli spazi Bibliocoop, scelti come luoghi privilegiati degli incontri. Presìdi sociali prima ancora che culturali, questi spazi nascono dentro i luoghi della quotidianità e portano la lettura dove le persone già si incontrano. Qui il libro diventa un punto di partenza per attivare conversazioni più ampie, attraversando temi che riguardano il presente e le trasformazioni della società.
“Il libro è per noi un pretesto per innescare l’incontro e la contaminazione tra le arti”, spiegano i direttori artistici Stefano Colli e Kendra Fiumanò. Non solo curatori del progetto, ma persone che sanno bene che fare cultura significa mettere in relazione saperi, esperienze e comunità, creare occasioni di confronto reale e costruire spazi in cui le storie possano circolare, generando pensiero, dialogo e nuove possibilità di immaginare il presente. Pilastri culturali, insomma, quelli fondamentali per creare solide basi. “In questa edizione abbiamo voluto affrontare temi necessari: dai corpi alla sessualità, dal cibo alle identità migranti. Attraverso le Bibliocoop e la rete Arci portiamo queste storie nel cuore della vita sociale”.
Il programma si apre venerdì 20 marzo nel Bosco di Montopoli in Val d’Arno, nell’aula didattica di Pontenuovo, con l’incontro Corpi connessi – La tecnologia sta cambiando per sempre la sessualità?. Al tavolo Lavinia Bianca, autrice di La vita potenziale (Feltrinelli), Salvatore Falzone con Brutale (66thand2nd) e Valeria Montebello con Succede di notte (Feltrinelli). A moderare saranno gli stessi Colli e Fiumanò, con la partecipazione di Eleonora Tricarico.
Sabato 21 marzo la rassegna entra nel vivo con tre appuntamenti. A Fucecchio, nello spazio Bibliocoop, la mattina si apre con la formula della colazione con l’autrice: Mariachiara Montera presenta Sugo. Perché il cibo della nonna è importante quanto un piatto stellato (Blackie), una riflessione sul cibo come linguaggio culturale e identitario. Nel pomeriggio a Pontedera Flavio Nuccitelli dialoga attorno al suo romanzo Quando fuori è buio (Fandango), racconto di una generazione che attraversa passaggi e cambiamenti. In serata a San Miniato la giornalista e scrittrice Nadeesha Uyangoda presenta Acqua sporca (Einaudi), un libro che intreccia memoria familiare, migrazione e identità.
Domenica 22 marzo Empoli ospita l’incontro dedicato al rapporto tra televisione e immaginario contemporaneo: Anna Maria Lorusso, autrice de Il senso della realtà (La Nave di Teseo), e Armando Vertorano con A domanda rispondo (Nottetempo) dialogano su come i format televisivi influenzano la cultura popolare.
La rassegna si chiude la sera a Fucecchio, nello storico Parco Corsini, con una novità di questa edizione: la collaborazione con La Limonaia Club, spazio simbolo della scena culturale locale. Qui prende forma Il tempo della cura, incontro con la psicologa Manuela Toto e l’illustratore Emanuele Dragone, accompagnato dalla proiezione del cortometraggio animato SKAD – Il tempo della cura e da un’esibizione live dei compositori della colonna sonora Marsali e Nicola Marotta.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito. Un dettaglio che racconta molto dello spirito dell’iniziativa: fare cultura come pratica condivisa, accessibile, diffusa.

Dalla tribou di Zazibou