
Ci sono miniserie che funzionano perché tengono alta la tensione.
E poi ce ne sono altre che funzionano perché, mentre tengono alta la tensione, scavano sotto la superficie delle relazioni, dei ruoli, delle aspettative. All Her Fault appartiene decisamente alla seconda categoria.
Candidata a importanti riconoscimenti internazionali e disponibile in Italia su Sky Atlantic e NOW, la miniserie è tratta dall’omonimo romanzo di Andrea Mara e costruisce un thriller compatto, claustrofobico, che ruota attorno a una domanda semplice solo in apparenza: di chi è la colpa, quando qualcosa va irrimediabilmente storto?
La storia prende avvio da un evento destabilizzante: la scomparsa di un bambino, Milo, dopo un pomeriggio apparentemente innocuo. Da lì, il racconto si apre come una crepa che si allarga episodio dopo episodio, trascinando con sé famiglie, amicizie, comunità e soprattutto una madre, Marissa Irvine, interpretata da una straordinaria Sarah Snook.
Snook regge l’intera architettura emotiva della serie: il suo personaggio è costantemente sotto osservazione, giudicato, sezionato, sospettato. All Her Fault lavora proprio su questo meccanismo: mostra come la colpa non sia solo un fatto individuale, ma un dispositivo sociale che si attiva soprattutto quando si parla di maternità, cura, responsabilità femminile. Nessun gesto è neutro, nessuna scelta è innocente.
La scrittura, firmata da Megan Gallagher, evita la trappola del melodramma e preferisce un registro asciutto, teso, dove i silenzi e le omissioni contano quanto i colpi di scena. La regia accompagna questo impianto con un ritmo controllato, mai frenetico, e con un uso preciso dello spazio domestico, che diventa progressivamente un luogo di pressione psicologica più che di protezione.
Accanto a Snook, un cast solido e stratificato: Dakota Fanning, Jake Lacy, Michael Peña, Sophia Lillis contribuiscono a costruire un microcosmo credibile, in cui ogni personaggio sembra portare una verità parziale, mai definitiva. È proprio questa ambiguità diffusa a rendere la serie così efficace: nessuno è del tutto innocente, nessuno completamente colpevole.
Dal punto di vista formale, All Her Fault è una miniserie compatta: 8 episodi da circa 50 minuti, pensati come un unico arco narrativo, senza dispersioni. Un formato che valorizza la densità del racconto e mantiene alta l’attenzione senza mai cedere alla serialità dilatata. Quello che resta, alla fine, non è solo il mistero risolto o meno. Resta una sensazione più sottile e più scomoda: l’idea che la colpa sia spesso una costruzione collettiva, un riflesso delle aspettative che proiettiamo sugli altri. All Her Fault non chiede allo spettatore di schierarsi, ma di interrogarsi. Ed è forse questo il suo merito più grande.

Dalla tribou di Zazibou