alessandro fiore esordisce con Bar Apollo: un viaggio mentale tra fuga e ritorno

STAZIONE MUSICAFebbraio 19, 2026

Non è solo un EP d’esordio. Bar Apollo è un racconto in forma di disco, un piccolo romanzo pop che attraversa la provincia, la città, l’illusione e il ritorno. Dal 20 giugno 2025 il collettivo pugliese alessandro fiore pubblica il suo primo lavoro ufficiale per Dischi Uappissimi, distribuito da Artist First, mettendo in musica una domanda che riguarda un’intera generazione: dove affondano davvero le nostre radici?

Dopo il singolo sei l’america quando chiudo gli occhi, accolto con entusiasmo dalla critica specializzata, il progetto amplia il proprio universo sonoro con un lavoro di 23 minuti che è insieme concept album e racconto di formazione. Bar Apollo non è solo un titolo: è un luogo mentale, un passaggio obbligato, un’illusione necessaria.

Un viaggio tra pianeti interiori

Il protagonista, che porta lo stesso nome del collettivo, parte da Terra per raggiungere il pianeta Città: uno spazio fatto di luci al neon, promesse, euforia e alienazione. È un viaggio che assomiglia a quello di molti ventenni e trentenni del Sud: lasciare la provincia, inseguire qualcosa di più grande, scoprire che la grandezza può essere vertigine.

Quando la frenesia diventa panico, la rotta cambia. Si approda su un piccolo satellite di provincia, Bar Apollo, dove il tempo sembra sospeso tra il tintinnio delle tazze e un’eterna primavera. Ma anche questo rifugio si rivela un miraggio. L’unico vero approdo è il ritorno a sé stessi.

«Se un viaggio mentale avesse una destinazione fisica sarebbe la Città e se questa destinazione si rivelasse deludente, la stazione successiva sarebbe un piccolo satellite, un pianeta di provincia di nome Bar Apollo, ma se anche questo non fosse il posto giusto, allora si tornerebbe a casa», racconta il collettivo.

Dalla Selva di Fasano a un pop polveroso e psichedelico

L’EP nasce in un giorno d’inverno alla Selva di Fasano, tra poderi e ville di campagna, proprio in quel bar che dà il nome al progetto. Le canzoni vengono unite “come puntini”: il disegno prende forma lentamente, lontano tanto dalla città quanto dalla provincia idealizzata.

Le influenze dichiarate attraversano mondi diversi: l’intimità nordica dei Kings of Convenience, il cantautorato di Lucio Battisti e Lucio Dalla, la psichedelia dei Tame Impala, fino alle atmosfere sognanti di Men I Trust e Slow Pulp. Il risultato è un pop “polveroso”, malinconico, attraversato da riverberi, synth soffusi e aperture melodiche che dialogano con la tradizione italiana.

Track by track: tra sogno e attacco di panico

sei l’america quando chiudo gli occhi è divisa in due movimenti: prima l’orizzonte si allarga, poi il sogno si trasforma in prigione dorata.
Buonanotte 東京 corre veloce come una metropoli che non dorme mai.
Goodthings è una festa infinita che lentamente si deforma in loop malinconico.

La focus track Crash Test! – scelta per radio e playlist – è l’epicentro emotivo del disco: l’attacco di panico, il momento in cui il corpo si ribella e impone di smettere di fuggire. È il brano più diretto, forse il più necessario.

La title track bar apollo è il cuore sospeso dell’EP: accogliente, calda, ma ingannevole.
Bee Gees dedica uno sguardo affettuoso e critico alla provincia ideale, sempre uguale a sé stessa.
VHS chiude con un ritorno: le immagini si fanno più chiare, come quando le prime luci di casa compaiono all’orizzonte.

Un collettivo che sceglie la lentezza

Nonostante il nome suggerisca un progetto solista, alessandro fiore è un collettivo. Il nome proprio diventa dichiarazione d’intenti: insieme si può diventare “qualcuno”, ma senza perdere la dimensione condivisa. È un progetto che reclama lentezza, che difende il piacere semplice di fare musica lontano dalle ambizioni tossiche della frenesia quotidiana.

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